Jess e cantava il suo pezzo più bello e mi guardava come se quella canzone fosse dedicata solo a me.. La guardavo sorridente, sorseggiando la mia birra fresca e pensando ai nostri anni pazzi a Firenze, quando il mondo era ai nostri piedi e non ci importava del futuro. Ancora era così in realtà, eravamo ancora quelle ragazze spensierate, libere e piene di sogni. Tenevo la testa inclinata, sognatrice, sorretta dalla mia mano. Accarezzavo i miei capelli appena tagliati e lavati, erano morbidi e leggeri, profumavano di estate e di sole, anche se a San Francisco faceva freddo.
Quella posizione mi permetteva di ondeggiare la testa al tempo della musica di Jess, e di girarla impercettibilmente verso l'altro tavolo, dove con la sua birra in mano, sedeva quel ragazzo inglese. Muovevo la testa lentamente e il mio sguardo faceva capolino dai miei capelli ondulati, per andare a incontrare il suo. Coglievo il suo sguardo e subito dopo lo distoglievo lentamente, girandomi e portando i capelli da un lato, come per nascondermi. Poi me ne stavo ferma a ascoltare Jess, che cantava Across the Universe. il suo concerto era finito e tutti si sono alzati per applaudirla. Solo allora ho deciso di prendermi i suoi occhi e dirgli tutto con uno sguardo. Non so chi sei, ma so che sei qui adesso dopo tanto tempo che ti cercavo. L'ho visto abbracciare la sua chitarra e salire sul minuscolo palco del Purple Onion, insieme a un altro ragazzo. In quei minuti di attesa prima di un concerto, quando l'euforia è al massimo, e si approfitta del momentaneo silenzio per parlare, tutto quello che io vedevo era la sua mano, che con il plettro tra le dita ,spostava quei ciuffi di capelli che gli cadevano sulla fronte.
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