martedì 31 luglio 2012

10 passi

Per farmi forza accendo un'altra sigaretta, Guarda preoccupata il mio pacchetto di Marlboro Light da 10. Ne sono rimaste solo 3 e mi devono bastare almeno per questa serata. Nessuno degli amici di Jess fuma e chiederlo a Pete... bè è inglese, non è abituato a farsi scroccare sigarette.
"Ma sarebbe quello li il fortunato?" mi chiede Bailey con curiosità e una punta di disprezzo, mentre mi godo per pochi secondi la prima inalata della sigaretta.
"fortunato? si è lui, ma è solo un amico" sussurro
"mio Dio Elena, ma che gusti hai? è pallido come la farina e quei capelli, quanto tempo sarà che non li lava? Per non parlare della giacca, con questo caldo una giacca di velluto? Nemmeno mio nonno la indosserebbe."
Lo guardo stupita e un pò delusa, non permetto che si critichino i miei gusti. Non sarà un adone ma cosa importa? e per me comunque incarna tutto ciò hce ho smepre voluto in un principe azzurro. 
Jessamyn scoppia a ridere
"Bailey aveva in mente per te un bel surfista Elena, mica un inglese pallido e poco socievole e poi musicalemente parlando... quelle lamentele indie rock...." inizia a cantare storpiando una canzone degli Oasis e tutti scoppiano a ridere. Sono furiosa, finisco con un lungo sorso la birra, aspiro una lunga boccata di sigaretta,  guardo con aria di sfida Jess e Bailey sbuffandogli il fumo in faccia. Localizzo il mio musicista, lui incrocia i miei occhi ma non mi vede. Le gambe si muovo e mi decido a percorrere i 10 passi che ci separano.

sabato 12 maggio 2012

no gravity

La sigaretta invece che rilassarmi non ha fatto altro che accellerare i battiti del cuore. Nel giardino fa caldo, molto più caldo che all'interno e sono agitata. Dopo l'iniziale solievo, inizio a non essere più sicura di niente. Prima che Jess mi veda rientro dentro, corro verso il bar e ordino un altra birra. Faccio una lunga sorsata per dissetarmi e un altra per, bè, per galvanizzarmi un pò... ne ho proprio bisogno. Adesso, con una bella birra in mano mi sento più sicura di me e posso affrontare l'ignoto, il giardino, tutta quella gente che parla una lingua che non è la mia. Faccio il mio ingresso triofale e Jess mi viene subito incontro
"Ma eccoti finalmente, dove eri finita? Jessica mi ha detto che vi siete lasciate quasi due ore fa, ero preoccupata"
"No bè, io sono appena arrivata" mento, non potevo dire che era da un'ora che vagavo da sola tra il pubblico
"ho avuto qualche problema con il muni, non trovavo la fermata giusta ecco"
 "Ma il tuo cellulare?"
"è scarico e sono finiti i soldi, ti volevo chiamare da un telefono pubblico ma non mi ricordavo il tuo numero a memoria"
"Ecco la ragazza che voglio sposare!" mi saluta Bailey "dove eri finita?"
"Ero in giro, con Jessica, ma adesso sono qua"
"Sei uno spettacolo stasera"
"ma grazie" arrosisco "anche tu non sei male" Bailey aveva una camicia hawaiana e una giacca patchwork rossa e blu, i jeans strausati a zampa di elefante e degli occhiali rossi, solo con la montatura. Tutto sommato era vestito abbastanza normalmente per i suoi standard.
"Mi piacciono i tuoi occhiali, ti stanno bene"
"Tieni te li regalo"
"Ma no scherzi, si abbinano troppo bene con la tua giacca!"
"mmm hai ragione" ero salva, non potevo rischiare di incontrare Pete con quella cosa indosso.
Bailey mi presenta ai suoi amici, io parlo senza capire niente, rido senza sapere per cosa sto ridendo e mi inizia a fare la male la testa perché i miei occhi sono in cerca del mio musicista.
"Ti risparmio la fatica" sussurra Jess
"che fatica... scusa?"
"L'ho visto prima, è proprio dietro di noi, sotto la scritta B.o.t.h."
"scu scusa chi?" MA i miei occhi erano già li, una luce brillava più forte, la sua altezza spiccava tra tutti. Eccolo lì, la sua risata discreta, come ogni britannico ancora non incendiato dai fumi dell'alcool. La sua birra bella piena in mano, le sue mani grandi, bianche, vissute. Io non mi potevo muovere.
"Forza vai a salutarlo"
"Io? no non posso andare io, appena mi vede sono sicura che verrà a salutarmi"
"dai non fare l'italiana, vai a prendertelo ragazza" dovevo andare davvero a prendermelo? Si forse si, il mio tempo a San Francisco stava scadendo e avevo fatto tutta questa strada solo per vederlo e per prendermelo, lui era il ragazzo inglese che ho sempre voluto e adesso è qui a pochi metri da me. Cammino quella distanza che mi sembra immensa pensando alla colazione il sabato mattina a brick lane, al mercato dei fiori di Liverpool street, allo shopping sfrenato di Spitafield e ai tramonti solitari di Hampstead. Penso al mio big smoke e al fatto che la ma vita è uno spettacolo e lo sarà ancora di più tra qualche minuto.

 Listening: "London Calling" - the Clash

domenica 29 aprile 2012

Light my fire

La birra ghiacciata mi aveva un pò tranquillizzato, ma ancora non riuscivo a credere di essere arrivata troppo presto, dopo tutte le peripezie della serata. Stavo sorseggiando svogliatamente la birra, guardandomi intorno come una pazza. Allungavo gli occhi  su ogni gruppetto di ragazzi che riuscivo a scorgere nel buio, cercando di individuare il mio. Bè, ancora non era il mio ragazzo, ma lo sarebbe stato, forse già quella sera sarebbe successo qualcosa, oppure forse no, perchè era troppo preso dal concerto. Sicuramente prima della mia partenza ci saremmo rivisti da soli ...Fantasticavo sul nostro amore futuro, ma  intanto sarebbe stato un gran passo avanti almeno trovarlo.
La gente stava aumentando e io continuavo a cercare nella folla, ma niente nessuna faccia amica, nessun volto familiare. Magari avessi trovato Jessica o Jess o anche solo Bailey... niente non trovavo nessuno, non sapevo con chi parlare e cosa fare. Tutti sembravano divertirsi un sacco, con i loro drink in mano, mentre la mia birra si stava scaldando tra le  mani e dell'inizio del concerto nemmeno l'ombra. Le luci del palco erano ancora spente e il ragazzo con i dread stava ancora armeggiando con i suoi fili colorati.
L'unica cosa che rimaneva da fare era  fumare una sigaretta. Mi avrebbe calmato, il tempo sarebbe passato e magari, grazie alla classica solidarietà tra fumatori, avrei conosciuto qualcuno.
Sicura che non mi avrebbero fatto mai uscire con un pericoloso alcolico in mano, mi ero scolata la birra in un sorso solo. Magari se ero un pò su di giri sarebbe stato più facile incontrare qualcuno.
Il tipo minaccioso all'uscita mi blocca e io gli chiedo gentilmente e con un gran sorriso se fosse possibile uscire per pochi secondo per fumare e poi rientrare.
"Ma devi solo fumare?" mi chiede sospettoso
"Sii ..ssi"
"Perché non usi il giardino?" mi dice
"il giardino?" chiedo alzando la voce e strizzando gli occhi "sc scusi quale giardino?"
"Quello interno no?" mi dice scocciato
"e dove .. dove sarebbe questo giardino.. interno? dentro, proprio dentro al Bottom?"
"dopo il palco sulla sinistr.."
Non aveva finito di pronunciare l'ultima parola, che stavo già correndo verso il palco, mi facevo spazio tra la gente gridando excuse me , excuse, devo passare devo andare in quel cavolo di giardino.. ma come ho fatto  a non vederlo???? Era già passata quasi un'ora da quando ero entrata e non mi ero accorta di niente, ma come è possibile?

Arrivo ansimante davanti alla minuscola entrate del famigerato giardino. Varco solennemente la soglia e mi trovo effettivamente in una specie di giardino, delimitato da alte mura, piene di tag e murales. Il giardino è molto più illuminato dell'interno e riesco a vedere bene i visi delle persone.  Non posso credere ai miei occhi, è pieno di gente che fuma, beve, parla, ride. Riconosco subito Jess e Bailey, che ridono in compagnia di altre tre persone che non conoscevo. Improvvisamente mi sento assalire da una sensazione di sollievo, il cuore rallenta il suo battito torna a pulsare normalmente, tiro un sospiro di sollievo e di felicità e accendo orgogliosa la mia sigaretta.



Listening "Yellow" by Coldplay 

lunedì 19 marzo 2012

hurry up and wait

Scendo al 22 e seguo religiosamente le indicazioni che mi aveva dato il ragazzo della sigaretta, che unite a quelle dell'autista del 22 mi portano diretta di fronte al BoTH. Mi cedono le gambe e quasi non ci credo.. La prima L di "hill" va a intermittenza, a ricordate che questo non è un semplice locale, ma un testimone della storia della musica. Un luogo di culto,  che da decenni ospita band e musicisti diventati poi delle celebrità.
Non c'è molta gente davanti all'ingresso e questo mi preoccupa,  il concerto sarà già cominciato e non riuscirò mai a farmi vedere da Pete prima che salga sul palco. Quasi correndo arrivo all'ingresso, dove un cassiere svogliato e con la sigaretta nascosta sotto il cassetto mi chiede i 9 dollari necessari per entrare. Gli porgo uno dei miei ultimi 5 pezzi da dieci, afferro il biglietto e solo una volta dentro mi rendo conto di non aver rpeso il mio dollaro di resto. Non importa, adesso non importa più niente, sono dentro. Sono al Bottom of the Hill.
Il locale è grande, spazioso,  tremedamente buio, la musica alta ma non assordante. Una cinquantina di persone sono ammassate intorno al bar, lasciando il vuoto tra me e il palco, anch'esso vuoto. Un tecnico del suono sta armeggiando sul palco, mi avvicino. Lo chiamo ripetutamente, ma le grosse cuffie che indossa forse gli impediscono di sentire.
Dopo ripetuti segnali, si accorge di me e si avvicina lentamente. Dal basso del palco vedo uscire dalla penombra  un  ragazzo non troppo alto, con le mani piccole, abituate a lavori manuali, che stringono una serie di cavi colorati. Ha la barba incolta, i lunghi dread  disordinati, legati con un elastico. Le cuffie giganti incorniciano un viso simpatico. Si inginocchia per raggiungermi, ancora assorto dai suoi fili colorati e senza guardami.
"Pete D. ha già suonato?"
"Excuse me?"
Gli faccio segno di togliersi le cuffie
"il concerto.... scusa.. Pete D. ha già suonato?"
Si mette a ridere, come avessi detto la cosa più stupida al mondo.
"Scherzi? Non  possiamo cominciare,  non vedi? c'è  poca gente ancora"
"Ma...io... a che ora iniziaerà?"
"No idea" mi dice allargando le braccia e scuotendo la testa,
"get yourself a drink" si rinfila le cuffie e sprofonda nuovamente nella penombra del palco.
Mi volto fissando il bar e la sala ancora mezza vuota. Penso a tutte le corse che avevo fatto quella sera per arrivare in tempo, a Jessica rimansta sola con i surfisti al bbq, al mio prezioso dollaro dimenticato all'ingresso. Che stupida.
Mi erano rimasti pochi soldi, però in quel momento avevo bisogno di una bella birra, fresca, alcolica, gassata, che mi avrebbe fatto dimenticare per un attimo quanto mi ero resa ridicola e anche il mio stomaco che brontolava.


Listening: just shuffling Regina Spektor





domenica 15 gennaio 2012

Music when the lights go out

Scesa dal famigerato autobus 22, Il Bottom of the Hill mi si para davanti all'improvviso. La scritta blu scintillante quasi mi acceca e io non posso credere di essere veramente arrivata. Mi avvicino decisa alla fila di persone ammassata davanti alla minuscola entrata, ma è troppo tardi e io non posso aspettare.
Decido di tentare la sorte e chiedo se il mio nome è nella lista degli amici delle band di stasera.
"I have Elena, Jessamyn and Jessica here for Mr. Pete Duggan"
"Yes, yes its me! I'm Elena, my two friends will arrive later" dico decisa. Non vedo cambiamenti nel suo volto,  ma come per magia sgancia la catenella, l'ultimo ostacolo che mi separa dal B.o.T.H. Faccio un respiro profondo e sono dentro.  Questa sarà la mia serata.
Jessamyn non è ancora arrivata, Jessica forse non arriverà quindi decido di farmi strada tra la gente e conquistarmi un posto davanti al palco. Voglio che lui mi veda, che sappia che sono qui. L'atmosfera è fantastica e finalmente riesco a rilassarmi, una band sta suonando sul palco e io sono qui! Sono arrivata in tempo e tra poco lo rivedrò suonare sul palco.
A un certo punto qualcuno mi tocca la spalla, porgendomi una birra ghiacciata in un bicchiere di plastica targato B.o.T.H
"Jessamyn sei arrivata finalme.." non è Jessamyn e nemmeno Jessica. Il tempo suppongo si sia fermato, ancora una volta come quella sera al Purple Onion. Lo guardo con il suo bel sorriso, la maglietta nera mai stirata e i capelli.. bè.. ormai sapete tutto del suo taglio di capelli.
La musica è alta e non si sente bene, si avvicina porgendomi la birra
"You made it"
Ci avviciniamo per parlare,  fino a che la sua bocca è vicina, così vicina alla mia guancia, che ne posso sentire il calore.
"Yes I did.. I love this place"
"Si è un posto magico, e non posso credere che il mio ultimo concerto è proprio qui"
"sei pronto? Sono venuti proprio tutti a sentirti, ho visto Guy laggiù"
"si non vedo l'ora, è una grande serata"
Allunga la mano fino a raggiungere la tasca dei suoi Jeans. Nel fare questo gesto si avvicina ancora di più a me... è la prima volta che siamo così vicini... poi si allontana leggermente e mi porge una copia del suo CD.
"Come ti avevo promesso questo è per te. Spero di piaccia e comunque molte di queste canzoni le sentirai anche stasera" guardo il CD come fosse un anello da mille carati, come fosse la cosa più preziosa della mia vita.
"In Gold We Trust... hai.. hai fatto tu il disegno?" è ovvio che non è un disegno, ma non posso restare ammutolita, devo dire qualcosa.
"In realtà è una foto che ho fatto le prime settimane che ero qui. Stavo passeggiando lungo l'Embarcadero, era una sera non troppo fredda e senza nebbia, strano no?"
"Si è molto strano, pensa che nella valigia avevo messo solo costumi e magliette, e chi si aspettava che a San Francisco facesse questo freddo?"
"Devo andare a prepararmi, ti vedrò dopo?"
"Si, mi vedrai, dopo" dico tremando, singhiozzando, urlando... stringendo il cd forte tra le mani
"Im happy you made it, Elena"
"Im glad to be here"
Un ultimo sguardo, lo vedo sparire tra la folla per vederlo riapparire dopo pochi minuti sul palco del Bottom of the Hill.

L'atmosfera era densa, il pavimento leggermente appiccicoso dalle birre rovesciate per terra, le luci della città brillavano là fuori, ma io era qua dentro, persa tra i miei sogni che, ne ero convinta, tra poco sarebbero diventati realtà. Avevo immaginato mille versioni di quel momento, ma questa era in assoluto la mia preferita-

Sull'autobus 22 molti sedili erano liberi, ma io me ne stavo in piedi, aggrappata alla presa come se un tornado improvviso potesse portarmi via di li e scaraventarmi nella periferia più lontana di San Francisco.
Avevo chiesto all'autista di aiutarmi e dirmi quando saremo arrivati alla mia fermata, con la stessa aria implorante che avevo usato già troppe volte quella sera.
Ogni volta che l'autobus rallentava esultavo, ma poi era l'ennesimo semaforo rosso e allora mi agitavo, il cuore batteva, mi mangiavo le unghie e non smettevo di guardare fuori dal finestrino la mia San Francisco.

San Francisco... ogni volta che nomino il suo nome non penso alla città, alla baia, alle sue salite e poi discese. Non penso a una foto paticolare, perchè prima vengono le emozioni. Crescono da dentro e inondano tutta la mia testa, mi trasmettono calore, benessere e  sopratutto tenerezza. Tenerezza per quella ragazzina che rivedo aggrappata all'autobus 22 , che cercava di capire tutto quello che dicevano i suoi amici americani, per non perdersi niente, nemmeno una parola.

Quella ragazzina per cui il futuro più lontanto era domani e per cui la cosa importante era vivere i suoi sogni, subito. 

Quella ragazzina dovrebbe essere ancora dentro ogni trentenne.


"You're my Waterloo" - The Libertines 

mercoledì 11 gennaio 2012

22

Percorro Pine street, ma l'idea si saltare su un taxi ancora non mi ha del tutto abbandonato. Effettivamente la strada è abbastanza buia e non passa anima viva. Secondo il ragazzo della sigaretta il primo incrocio con Pine street dovrebbe essere proprio la mia amata Fillimore street... il viaggio mi sembra ancora così lungo... Ma ecco, ecco il primo incrocio..
Buchanan street
Ma che diavolo di nome è? Vado avanti, si sarà sbagliato e tiro dritta al prossimo block, dopotutto è normale sbagliarsi no? vedo una strada molto più grande e più trafficata, deve essere la mia Fillimore, è lei me lo sento.
Webster street
Ma come webster street, non ci posso credere, non è nemmeno questa. Forse mi ha fregato, si è offeso che non gli ho chiesto il suo nome e mi ha mandato dalla parte opposta.. quanto sanno essere cattivi gli uomini.
Decido di proseguire, voglio dare un'altra possibilità al mio sconosciuto, almeno un altro block, altrimenti.. bè, altrimenti scatterà un piano di emergenza
Orben Place
Questa si chiama Orben place, non è possibile. Sono le 9 e 25 e io sono ancora qui. Volevo arrivare un pò prima per vederlo, per fargli vedere che c'ero, che ero li per lui.

Solo con gli anni e con l'esperienza ho capito che questa tattica era totalmente sbagliata e pure pericolosa. Ma ai tempi il cellulare si usava  poco, facebook non esisteva e io avevo il terrore di perderlo per sempre nell' immensità  di questo mondo.  

Decido di chiedere a qualcuno, ma mentre mi sto avvicinando a un losco individuo con i dread.. quello cos'è? un autobus! Quella è Fillmore, non mi posso sbagliare! Cambio direzione e percorro l'ultimo block che mi separa dall'agognato bus come una saetta. Riconosco la scritta MUNI... riconosco la banda arancione... guardo in alto e è un miraggio... il mio numero fortunato... il numero 22...
Corro alla fermata, agitando in alto le braccia e l'autista si ferma! si ferma! 
"17th street?" chiedo senza ormai un filo di fiato, accidenti alla sigarette
"On the other side" e mi chiude la porta in faccia senza aggiunge altro.
On the other side la fermata  è deserta, ma non mi importa, sono arrivata qui e niente mi potrà fermare adesso.


Listening "On the other side" - The Strokes

martedì 10 gennaio 2012

B.o.T.H.

Finalmente un pò di fortuna. Mentre scrivevo il bigliettino a Jes un ragazzo incuriosito si era avvicinato e mi aveva chiesto dove stavo andando.
"Bottom of the Hill, questo è l'indirizzo"
"Non importa che mi dai l'indizzo, lo conosco bene... sai come arrivarci?"
"In verità no. E sono anche di fretta. Sai quanto mi può costare un taxi?" Dico mentre mi avvio al cancello e mi accendo un sigaretta.
"Non credo si possa fumare qui"
"Cristo santo ma mi spieghi cosa avete contro le sigarette in questa città? è un cavolo di giardino all' aperto, all'apertissimo, ogni persona sta bevendo una media di due litri di birra a testa,  se non fumo qui mi spieghi dove devo andare?"
"Di solito per strada"
"Certo una ragazza sola per una strada buia. manteniamo l'aria aperta pulita, ma mettiamo a rischio una persona, e stai sicuro che a qualcuno non andrà bene nemeno li... senti mi aiuti?" dico swicciando in tempo recor la mia espressione polemica in quella di povera ragazza che si è persa.
"Non credo che troverai un taxi adesso, è venerdì sera e sono tutti pieni... però sei fortunata... Basta che arrivi in fondo a Pine street, il primo incorcio e Fillemore street. Prendi il 22 e arriva fino a 17th & Connecticut. Il BoTH si trova a un isolato di distanza, verso Missouri St."
"...verso Missouri street.. ripetevo a voce alta, per cercare di memorizzare" Perchè avevo restituito la penna a quel tipo, era ubriaco perso e non se ne sarebbe nemmeno accorto...
"Non sei di queste zone vero?"
"No, e non sai quanto vorrei esserlo in questo momento...  Devo scappare e non so come ringraziarti.. tieni ti offro una sigaretta, magari inizi a fumare, oppure puoi usarla per far colpo su una ragazza visto che è una cosa così.. proibita"
"Ce la farai?"
"Sono già là"
Mi allontano, mentre il ragazzo carino che mi ha aiutato e a cui non ho chiesto nemmeno il nome, si accende la mia sigaretta. 

Listening: Run, by Snow Patrol