sabato 12 maggio 2012

no gravity

La sigaretta invece che rilassarmi non ha fatto altro che accellerare i battiti del cuore. Nel giardino fa caldo, molto più caldo che all'interno e sono agitata. Dopo l'iniziale solievo, inizio a non essere più sicura di niente. Prima che Jess mi veda rientro dentro, corro verso il bar e ordino un altra birra. Faccio una lunga sorsata per dissetarmi e un altra per, bè, per galvanizzarmi un pò... ne ho proprio bisogno. Adesso, con una bella birra in mano mi sento più sicura di me e posso affrontare l'ignoto, il giardino, tutta quella gente che parla una lingua che non è la mia. Faccio il mio ingresso triofale e Jess mi viene subito incontro
"Ma eccoti finalmente, dove eri finita? Jessica mi ha detto che vi siete lasciate quasi due ore fa, ero preoccupata"
"No bè, io sono appena arrivata" mento, non potevo dire che era da un'ora che vagavo da sola tra il pubblico
"ho avuto qualche problema con il muni, non trovavo la fermata giusta ecco"
 "Ma il tuo cellulare?"
"è scarico e sono finiti i soldi, ti volevo chiamare da un telefono pubblico ma non mi ricordavo il tuo numero a memoria"
"Ecco la ragazza che voglio sposare!" mi saluta Bailey "dove eri finita?"
"Ero in giro, con Jessica, ma adesso sono qua"
"Sei uno spettacolo stasera"
"ma grazie" arrosisco "anche tu non sei male" Bailey aveva una camicia hawaiana e una giacca patchwork rossa e blu, i jeans strausati a zampa di elefante e degli occhiali rossi, solo con la montatura. Tutto sommato era vestito abbastanza normalmente per i suoi standard.
"Mi piacciono i tuoi occhiali, ti stanno bene"
"Tieni te li regalo"
"Ma no scherzi, si abbinano troppo bene con la tua giacca!"
"mmm hai ragione" ero salva, non potevo rischiare di incontrare Pete con quella cosa indosso.
Bailey mi presenta ai suoi amici, io parlo senza capire niente, rido senza sapere per cosa sto ridendo e mi inizia a fare la male la testa perché i miei occhi sono in cerca del mio musicista.
"Ti risparmio la fatica" sussurra Jess
"che fatica... scusa?"
"L'ho visto prima, è proprio dietro di noi, sotto la scritta B.o.t.h."
"scu scusa chi?" MA i miei occhi erano già li, una luce brillava più forte, la sua altezza spiccava tra tutti. Eccolo lì, la sua risata discreta, come ogni britannico ancora non incendiato dai fumi dell'alcool. La sua birra bella piena in mano, le sue mani grandi, bianche, vissute. Io non mi potevo muovere.
"Forza vai a salutarlo"
"Io? no non posso andare io, appena mi vede sono sicura che verrà a salutarmi"
"dai non fare l'italiana, vai a prendertelo ragazza" dovevo andare davvero a prendermelo? Si forse si, il mio tempo a San Francisco stava scadendo e avevo fatto tutta questa strada solo per vederlo e per prendermelo, lui era il ragazzo inglese che ho sempre voluto e adesso è qui a pochi metri da me. Cammino quella distanza che mi sembra immensa pensando alla colazione il sabato mattina a brick lane, al mercato dei fiori di Liverpool street, allo shopping sfrenato di Spitafield e ai tramonti solitari di Hampstead. Penso al mio big smoke e al fatto che la ma vita è uno spettacolo e lo sarà ancora di più tra qualche minuto.

 Listening: "London Calling" - the Clash

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