"Perchè ci tieni tanto a questo concerto?" Mi chiede Jess, mentre bevo svogliatamente una Bud Light sgassata, controllando l'ora ogni 2 minuti.
"Scusa?"
"Hai capito bene"
"Bè... sono le mie ultime night out a San Francisco, non voglio perdermi niente, il Bottom of the Hill è un locale storico, lo sai che ci hanno suonato i Rolling Stone nel..."
"Vive insieme alla sua ragazza. Si chiama Jennifer, io la conosco bene perchè veniva sempre nel locale dove lavoravo"
"Lo so che ha una ragazza Jess e con questo? Voglio solo rivederlo"
"Volevo solo che tu lo sapessi"
"E come è lei? Da quanto stanno insieme?"
"Da quando lui sta qui, circa 2 anni e mezzo credo. Fa la fotografa"
"Ovviamente, un lavoro super cool. Adesso non mi dire anche che è alta e bionda, che viene da San Diego e è una surfista professionista"
"Alta e bionda si. Surfista non credo, viene da Tahoe"
"un punto in meno. Senti io mi ne vado, tu resta qui quanto vuoi"
"Elena, sono solo le 8 e mezza, siamo appena arrivate, aspettiamo ancora mezz'ora e i ragazzi ci portano"
"I ragazzi ci portano.. non mi interessa Jes, io vado via adesso, prendo un taxi. E poi Jessamyn suona prima e scusa ma non me la voglio perdere. DEVO essere li."
Calcolando che mi erano rimasti solo 50 dollari per vivere gli ultimi 5 giorni in una delle città più care dell'emisfero settentrionale, non era l'idea migliore, ma non importava. Avrei risparmiato su qualcos'altro.
"Non hai più soldi e nemmeno io, dai aspettiamoli"
"No Jes, è l'unica e ultima occasione che ho per rivederlo, mi dispiace, io vado"
Dico dirigendomi al cancello di uscita
"Cosa pensi abbia di tanto speciale?" Sento urlare dalle spalle
"Jes, cosa c'è che non va? Cosa pensi che abbia di tanto speciale quel biondino da impedirti di venire con me al concerto? E' stato amore a prima vista e allora? Mi dispiace che Jennifer o come diavolo si chiama è tua amica, ma non posso perdere questa occasione. Ci siamo visti al Purple Onion e tutto si è fermato, l'ho visto sul palco e ho pensato che quello era il ragazzo dei miei sogni.
E' inglese, è un musicista e mi ha rivolto la parola. Ti rendi conto che è 10 anni che vado in Inghilterra e nessun ragazzo mi ha mai parlato? Loro sono così, semplicemente non ti vedono, ti ignorano e questa volta, scusami tanto, ma è la mia occasione e non intendo perdermela, capito? Divertiti con il tuo surfista, io me ne sto andando"
"Aspettami dai, vado a salutare e arrivo"
"Sono le 8 e 47, s alle 8 e 50 non sei qui io me vado, non ti vengo a cercare in questo casino"
"Non te ne andare, arrivo subito"
Dice sparendo tra la folla.
Lascio il maledetto barbeque alle 9 e 10 senza Jess. Le ho lasciato un bigliettino, sul gradino dove eravamo sedute a discutere Time is up, see u there. Meglio così, devo correre.
Listening: Black Cab - Jens Lekman
venerdì 9 settembre 2011
martedì 19 luglio 2011
Quick bite to eat
Le mie più nere previsioni non solo si erano realizzate, ma erano anche peggio.
Nel locale dove eravamo state a fare aperitivo, avevamo conosciuto 3 ragazzi e Jessica non aveva esitato a invitarli al Bottom of the Hill per il concerto. Fin qui tutto bene, eravamo in perfetto orario, fino a che uno di loro dice: "Perché prima non passiamo dal barbeque di un mio amico nella Mission prima di andare?" Non avevo fatto in tempo a guardare Jessica con aria implorante, che lei si era già precipitata dentro il loro pick-up, nel posto centrale, seduta in mezzo ai due surfisti o dio solo sa cosa facessero per avere quel fisico pazzesco. Già sapevo che sarebbe stato impossibile tirarla fuori di li, in effetti avrei potuto mettermi a piangere, o fingere un malore improvviso, ma lei adorava quelle situazioni. Non ho mai conosciuto una persona così capace di attirare gli uomini come lei, riusciva a contagiare tutti con quel sorriso smagliante e malizioso, i capelli rossi a caduta libera sopra gli occhi... "C'on, andiamo!"
L'ho guardata con aria di sfida accendendo una sigaretta, siamo a San Francisco qui nessuno fuma e i surfisti mi guardavano come se stessi mangiando un avanzo di burrito raccolto nella spazzatura.
'I'm sorry, I'm not coming with you'
Il surfista ancora non si era ripreso dal mio gesto inconsulto di fumare e accartocciandosi su Jessica, cercava di farmi un pò di posto nel retro del pick-up.
'Jessica can you hear me? Io non vengo e nemmeno tu, dobbiamo andare al concerto stasera'
'Si ma sono solo le 8, dai abbiamo tempo, facciamo un salto al barbeque e poi andiamo, ci portano loro in macchina' mi dice con tutta calma
Non l 'ho mai odiata come in quel momento, sapeva quanto ci tenevo a quella serata e adesso non potevo nemmeno fare una scenata davanti a quei cavolo di surfisti.
Rassegnata cerco di entrare nel cantuccio accanto al finestrino che mi era stato riservato nel pick-up... "this is a non smoker car" mi dice il biondino con un sorrisetto di sufficienza. Ti pareva nemmeno la sigaretta.
Nel locale dove eravamo state a fare aperitivo, avevamo conosciuto 3 ragazzi e Jessica non aveva esitato a invitarli al Bottom of the Hill per il concerto. Fin qui tutto bene, eravamo in perfetto orario, fino a che uno di loro dice: "Perché prima non passiamo dal barbeque di un mio amico nella Mission prima di andare?" Non avevo fatto in tempo a guardare Jessica con aria implorante, che lei si era già precipitata dentro il loro pick-up, nel posto centrale, seduta in mezzo ai due surfisti o dio solo sa cosa facessero per avere quel fisico pazzesco. Già sapevo che sarebbe stato impossibile tirarla fuori di li, in effetti avrei potuto mettermi a piangere, o fingere un malore improvviso, ma lei adorava quelle situazioni. Non ho mai conosciuto una persona così capace di attirare gli uomini come lei, riusciva a contagiare tutti con quel sorriso smagliante e malizioso, i capelli rossi a caduta libera sopra gli occhi... "C'on, andiamo!"
L'ho guardata con aria di sfida accendendo una sigaretta, siamo a San Francisco qui nessuno fuma e i surfisti mi guardavano come se stessi mangiando un avanzo di burrito raccolto nella spazzatura.
'I'm sorry, I'm not coming with you'
Il surfista ancora non si era ripreso dal mio gesto inconsulto di fumare e accartocciandosi su Jessica, cercava di farmi un pò di posto nel retro del pick-up.
'Jessica can you hear me? Io non vengo e nemmeno tu, dobbiamo andare al concerto stasera'
'Si ma sono solo le 8, dai abbiamo tempo, facciamo un salto al barbeque e poi andiamo, ci portano loro in macchina' mi dice con tutta calma
Non l 'ho mai odiata come in quel momento, sapeva quanto ci tenevo a quella serata e adesso non potevo nemmeno fare una scenata davanti a quei cavolo di surfisti.
Rassegnata cerco di entrare nel cantuccio accanto al finestrino che mi era stato riservato nel pick-up... "this is a non smoker car" mi dice il biondino con un sorrisetto di sufficienza. Ti pareva nemmeno la sigaretta.
Eppure tutto è andato bene quella volta. I tre surfisti magari speravano in qualcosa di più di un passaggio in macchina, ma dopotutto erano gentili.
Questi pensieri responsabili mi toccano solo adesso che sono cresciuta e mai e poi mai mi avrebbero sfiorato quella sera...
sabato 16 luglio 2011
San Francisco Chronicle today!
Hey mr. pete, I was a the MOMA yesterday, I tried to find your coffee shop,
but I missed it! I just want wish you good luck for the big show on friday
night! i ll try to be there
bye for now
Elena,
It would be great to have your support there tonight, as it's my last show and all, and i'd also like to give you a copy of my album, for being a big fan! Thanks for the emails, they're most thoughtful, I wish we can stay in contact with each other, and hang out before you leave! Should be doing less work next week.
Inutile dire che mi ero subito precipitata all'edicola vicino casa per comprare il San Francisco Chronicle.. . Dopo un buon quarto d'ora ero riuscita a trovare il trafiletto che avevano dedicato a Pete nella pagina eventi. C'era una suo foto in bianco e nero, con la stessa chitarra che avevo gli avevo visto abbracciare al Purple Onion. Il concerto sarebbe cominciato alle 9.30, Jess era impegnata e ci avrebbe raggiunto più tardi, Io sarei andata con Jessica. Prima saremmo andate a fare un quick bite to eat in un altro locale e poi ci saremmo dirette al Bottom of the Hill. Il fatto che questo locale si trovava non proprio vicinissimo al BotH mi preoccupava non poco e Jessica bè, non diciamo che è una persona che si fa prendere molto dal momento. Io ero nervosa e per questo le avevo detto che il concerto sarebbe cominciato alle 9. Era da una settimana ormai che non pensavo che a questa sera e dopo la mail di Pete non stavo più nella pelle.
Alle 9 e mezza sarei stata sotto quel cavolo di palco con una birra ghiacciata in mano e niente al mondo mi avrebbe fermato.
Listening:
I Want you - Kings of Leon
but I missed it! I just want wish you good luck for the big show on friday
night! i ll try to be there
bye for now
Elena,
It would be great to have your support there tonight, as it's my last show and all, and i'd also like to give you a copy of my album, for being a big fan! Thanks for the emails, they're most thoughtful, I wish we can stay in contact with each other, and hang out before you leave! Should be doing less work next week.
So the show tonight is at 17th St. & Misouri. It's called 'Bottom of the Hill', and there's a picture of me in the San Francisco Chronicle today! Woohoo! If you can't make it do give us a line and we can catch up soon! my no. is 41.207.000
Oh my God, non ci potevo credere! Non solo ci teneva che andassi al suo concerto ma mi aveva anche chiesto di uscire... bè non erà proprio così esplicito, ma non credo che ci siano altri significati in inglese per la frase I wish we can stay in contact with each other, and hang out before you leave!
Inutile dire che mi ero subito precipitata all'edicola vicino casa per comprare il San Francisco Chronicle.. . Dopo un buon quarto d'ora ero riuscita a trovare il trafiletto che avevano dedicato a Pete nella pagina eventi. C'era una suo foto in bianco e nero, con la stessa chitarra che avevo gli avevo visto abbracciare al Purple Onion. Il concerto sarebbe cominciato alle 9.30, Jess era impegnata e ci avrebbe raggiunto più tardi, Io sarei andata con Jessica. Prima saremmo andate a fare un quick bite to eat in un altro locale e poi ci saremmo dirette al Bottom of the Hill. Il fatto che questo locale si trovava non proprio vicinissimo al BotH mi preoccupava non poco e Jessica bè, non diciamo che è una persona che si fa prendere molto dal momento. Io ero nervosa e per questo le avevo detto che il concerto sarebbe cominciato alle 9. Era da una settimana ormai che non pensavo che a questa sera e dopo la mail di Pete non stavo più nella pelle.
Alle 9 e mezza sarei stata sotto quel cavolo di palco con una birra ghiacciata in mano e niente al mondo mi avrebbe fermato.
Listening:
I Want you - Kings of Leon
TransAmerica
Anche se non ero mai passata per il Financial District, sapevo abbastanza bene come raggiungerlo.
Il 'Financial Distict' è una zona molto limitata, schiacciata da North Beach, Chinatown, South of Market e la baia. Il mio punto di riferimento per la Bay area era Columbus Avenue, dove si trovava il Purple Onion. L'avrei percorsa tutta fino alla 1st & Mission St, l'unico riferimento che mi aveva dato Mr. Pete sulla sua email.
Camminavo decisa, scoprendo però dalla mappa che 1st & Mission St era una delle vie più lunghe di San Francisco... Praticamente attraversava tutto il Financial District fino alla Baia e lui non mi aveva scritto nè un civico nè un qualsiasi riferimento. Sapevo solo che era un bar molto piccolo e che era non era facile vederlo. Sarebbe stato aperto dalle 9am alle 5 pm. Erano le 2 e mezzo faceva caldissimo e avevo due ore piene per trovarlo..
Pensavo dentro di me che in una zona così delimitata e piena di banche, non avrei certo faticato a trovare un bar. Le speranze si sono accese ancora di più quando ho iniziato a percorrere la 1st &Mission. Era sabato, le banche erano chiuse e la strada quasi deserta. Il caldo era soffocante e la prima ore è volata via senza un niente di fatto. Camminavo con passo svelto, la baia era ancora lontana e di piccoli bar nemmeno l'ombra. Ne avevo visto solo una per il momento, gestito da due ragazzi messicani e più che altro preparava burritos. Ho sperato molto in un altro che era chiuso, ma non era un little bar. Aveva una hall enorme e sembrava anche molto costoso, non poteva essere quello.
Innumerevoli bar e ristoranti dopo, ho avuto l'illuminazione.... Pete mi aveva scritto la sua mail alle 6 di sera circa, da un computer della biblioteca pubblica! Bingo! Probabilmente era appena uscito da lavoro e era andato nell'internet point della biblioteca. Tra pochi passi avrei trovato la sede della Golden Gate University, il bar sarebbe stato lì! ne ero certa, veramente certa!
Nella misera mezz'ora che mi rimaneva avevo individuato circa una quindicina di bar, quasi tutti chiusi. Era sabato, l 'università era chiusa e di conseguenza lo erano molti bar. Alle 5 e mezza stavo ancora vagando. Ne avevo individuati almeno due che corrispondevano alla descrizioni di Pete, piccoli e abbastanza nascosti. Ho guardato dentro in cerca di non so che cosa. Mi sono concentrata sugli unici tre aperti, ma senza successo. Hanno chiuso regolarmente alle 5 e nessun bel ragazzo inglese con i capelli indie e spettinati ero uscito dalla porta.
Alle sei di sera ormai ero distrutta, sudata e mi facevano male i piedi. Mi sono incamminata lentamente fino alla fine della maledetta via 1st & Mission trovandovi alle fine un grazioso parco proprio di fronte alla baia. Li mi sono accasciata, scolandomi prima un'intera bottiglia d'acqua.
Mi sentivo abbattuta, ma non mi sarei arresa mai. fissavo il cielo e la mia fantasia vagava. Pensavo a come avrei voluto che fosse stato il pomeriggio... dopo aver trovato il bar, lui mi avrebbe offerto un capuccino e mentre aspettavo la fine del suo turno seduta a un tavolino, lui mi guardava sorridendo. Poi mi avrebbe portato nel suo posto preferito di San Francisco, con una vista meravigliosa sulla baia e li avremmo bevuto Budwiser, fumato parlato e tante altre cose che non vi voglio raccontare...
Camminavo decisa, scoprendo però dalla mappa che 1st & Mission St era una delle vie più lunghe di San Francisco... Praticamente attraversava tutto il Financial District fino alla Baia e lui non mi aveva scritto nè un civico nè un qualsiasi riferimento. Sapevo solo che era un bar molto piccolo e che era non era facile vederlo. Sarebbe stato aperto dalle 9am alle 5 pm. Erano le 2 e mezzo faceva caldissimo e avevo due ore piene per trovarlo..
Pensavo dentro di me che in una zona così delimitata e piena di banche, non avrei certo faticato a trovare un bar. Le speranze si sono accese ancora di più quando ho iniziato a percorrere la 1st &Mission. Era sabato, le banche erano chiuse e la strada quasi deserta. Il caldo era soffocante e la prima ore è volata via senza un niente di fatto. Camminavo con passo svelto, la baia era ancora lontana e di piccoli bar nemmeno l'ombra. Ne avevo visto solo una per il momento, gestito da due ragazzi messicani e più che altro preparava burritos. Ho sperato molto in un altro che era chiuso, ma non era un little bar. Aveva una hall enorme e sembrava anche molto costoso, non poteva essere quello.
Innumerevoli bar e ristoranti dopo, ho avuto l'illuminazione.... Pete mi aveva scritto la sua mail alle 6 di sera circa, da un computer della biblioteca pubblica! Bingo! Probabilmente era appena uscito da lavoro e era andato nell'internet point della biblioteca. Tra pochi passi avrei trovato la sede della Golden Gate University, il bar sarebbe stato lì! ne ero certa, veramente certa!
Nella misera mezz'ora che mi rimaneva avevo individuato circa una quindicina di bar, quasi tutti chiusi. Era sabato, l 'università era chiusa e di conseguenza lo erano molti bar. Alle 5 e mezza stavo ancora vagando. Ne avevo individuati almeno due che corrispondevano alla descrizioni di Pete, piccoli e abbastanza nascosti. Ho guardato dentro in cerca di non so che cosa. Mi sono concentrata sugli unici tre aperti, ma senza successo. Hanno chiuso regolarmente alle 5 e nessun bel ragazzo inglese con i capelli indie e spettinati ero uscito dalla porta.
Alle sei di sera ormai ero distrutta, sudata e mi facevano male i piedi. Mi sono incamminata lentamente fino alla fine della maledetta via 1st & Mission trovandovi alle fine un grazioso parco proprio di fronte alla baia. Li mi sono accasciata, scolandomi prima un'intera bottiglia d'acqua.
Mi sentivo abbattuta, ma non mi sarei arresa mai. fissavo il cielo e la mia fantasia vagava. Pensavo a come avrei voluto che fosse stato il pomeriggio... dopo aver trovato il bar, lui mi avrebbe offerto un capuccino e mentre aspettavo la fine del suo turno seduta a un tavolino, lui mi guardava sorridendo. Poi mi avrebbe portato nel suo posto preferito di San Francisco, con una vista meravigliosa sulla baia e li avremmo bevuto Budwiser, fumato parlato e tante altre cose che non vi voglio raccontare...
Ripenso a me seduta di fronte alla baia. Sono passati anni e si, adesso mi sembra stupido andare in giro per una città che credi di conoscere, in cerca un bar di cui non sai neppure il nome, per fare una sorpresa a un ragazzo che hai appena conosciuto.
Dopo anni ho realizzato che forse non mi aveva dato troppe informazioni sul posto dove lavorava proprio perché NON VOLEVA improvvisate da un'italiana pazza...
Dopo anni ho realizzato che forse non mi aveva dato troppe informazioni sul posto dove lavorava proprio perché NON VOLEVA improvvisate da un'italiana pazza...
Eppure in quei giorni, tutto mi sembrava giusto e lecito perché l 'amore non poteva aspettare.
Adesso ho trent'anni e so che è importante aspettare il momento giusto e se le cose non succedono c'è un perché... ma questo, mentre camminavo imperterrita per il Financial District, ancora non lo sapevo.
Adesso ho trent'anni e so che è importante aspettare il momento giusto e se le cose non succedono c'è un perché... ma questo, mentre camminavo imperterrita per il Financial District, ancora non lo sapevo.
In quei giorni a San Francisco, l'amore doveva essere subito. Ogni secondo che passavo ferma mi sembrava una perdita di tempo e io volevo quelle sensazioni.. Che sensazioni? Non lo sapevo esattamente, sapevo solo che sarebbero state belle, che mi avrebbero fatto sognare e le volevo più di ogni altra cosa al mondo.
Non potevo aspettare che il destino prendesse una decisione per me.
Non potevo aspettare che il destino prendesse una decisione per me.
venerdì 10 giugno 2011
You've got mail 2
hey Pete,
Im sure your show at the purple onion was great, I couldnt be there cos i
was in the grass valley, to enjoy the amazing landscape and the sun, im back
to sf now for a couple of days, and hopefully i will be at the bottom of the
hill on friday.. do i need ticket or something? tonight there is a kind of
party in the italian reataurant where my friend work, it calls figaro and is
in north beach, if you are are around there maybe you can came to have a
glass of wine
see ya
elena
Hello again Elena,
Am at the public library, just finished work for the evening. I would like really to come to the party tonight, we are sometimes in Specs bar on a monday night, also in northbeach. Have some extra work this week, in my coffee shop 11hours a day, and with this big show on Friday night, i really am being pathetic and stressing a lot!
I work on 1st & Mission St.'s in a little coffee shop, if you blink you'd miss it, but if you are anywhere in the financial district this week any time between 9am and 5pm, you'd be sure to find me there!
Hope to see you soon,
Mr. Pete
Non ricordo se ai tempi esisteva già google maps.. forse no, era il 2005. Dopo quasi un mese a San Francisco avevo imparato a conoscere la città abbastanza bene, ma nel Financial District non ero mai andata. Jess mi aveva detto fin dall'inizio che era la parte più noisa della città e non c'era niente di bello da fare, solo banche, uffici, white collars. Io adesso ci dovevo assolutamente andare. Non mi aveva dato nessun riferimento del bar dove lavorava, nè il nome nè la via, ma visto che nel Financial District c'erano solo uffici e banche ero ottimista... con la mia mappa alla mano, avrei trovato quel bar...
Listening:
Children of the revolution - TRex
I'll try anything once - The Strokes
lunedì 6 giugno 2011
You've got mail
Ci eravamo scambiati i rispettivi indirizzi email. Lui me lo aveva scritto sul retro di un volantino del purple onion. Temevo di perderlo e lo avevo subito riscritto il prezioso indirizzo sul cellulare. Conservo ancora quel fogliettino con gelosia, come un cimelio tra le pagine del mio diario di viaggio di quella indimenticabile estate.
Avevo cercato di resitere qualche giorno prima di scrivergli. Lui mi aveva mandato la richiesta di amicizia su My Space e anche li stavo cercando di resitere per non accettarla subito. Ovviamente non ce l'ho fatta e due giorni dopo gli ho scritto la prima mail.
Avevo paura a far passare troppo tempo, pensavo a quel ragazzo per tutta la giornata e lo volevo immensamente. Il mio tormento era dato da quelle parole “I live here with my grilfriend’ che non mi davano pace. In quel momento, una ragazza che non ero io lo stava toccando, baciando. Ascoltava la sua voce e ci dormiva insieme e io non mi davo pace. Non resistevo più alla fine ho raccontato tutto a Jess e jessica. Lei si chiamava Jen, stavano insieme da tre anni. Jessica la conosceva molto bene.
Non ho esitato un minuto di più. Questa è stata la mia prima mail :
I hope this address is the right one and you get my mail. Here is your Italian fan Elena!! We met at the purple onion... I just want to say that I really enjoy your music and I hope to see you gigging again... anyway i just come back from LA and I had a great time. ...
See ya soon have a good one!!
Kisses
Elena
Ancora non sapevo che per un inglese non è normale scrivere ‘Kisses’ in fondo a una mail. Di solito si usa solo XoXX. Il mio inglese era ancora imperfetto. Lo avevo imparato a scuola e poi ascoltando i testi delle canzoni e leggendo il Glamour inglese.
La sua risposta fortunatamente è arrivata solo due giorni dopo:
Good Morning Elena,
i'm speechless! haha. those things you have said are so nice, thank you! I hope that LA treated you well, i enjoyed it down there!
We played our last show at the purple onion last night, the place was packed and i though that i may have seen you there, but maybe another chance! Because you let me vote with your email addresses last week, i won the gig at the 'bottom of the hill' it's a great venue here in the city, and i'd be honoured if you were there. It's next Friday night, 19th, and it will be my last and only big show this year!
hope to see you again soon too!
bye for now, x
Pete.
Il prossimo vederdì sera, al 'Bottom of the hill' Il suo ultimo concerto a San Francisco. Niente su queta terra mi avrebe impedito di andarci.
Listening: Sex on Fire - King of Leon
Avevo cercato di resitere qualche giorno prima di scrivergli. Lui mi aveva mandato la richiesta di amicizia su My Space e anche li stavo cercando di resitere per non accettarla subito. Ovviamente non ce l'ho fatta e due giorni dopo gli ho scritto la prima mail.
Avevo paura a far passare troppo tempo, pensavo a quel ragazzo per tutta la giornata e lo volevo immensamente. Il mio tormento era dato da quelle parole “I live here with my grilfriend’ che non mi davano pace. In quel momento, una ragazza che non ero io lo stava toccando, baciando. Ascoltava la sua voce e ci dormiva insieme e io non mi davo pace. Non resistevo più alla fine ho raccontato tutto a Jess e jessica. Lei si chiamava Jen, stavano insieme da tre anni. Jessica la conosceva molto bene.
Non ho esitato un minuto di più. Questa è stata la mia prima mail :
I hope this address is the right one and you get my mail. Here is your Italian fan Elena!! We met at the purple onion... I just want to say that I really enjoy your music and I hope to see you gigging again... anyway i just come back from LA and I had a great time. ...
See ya soon have a good one!!
Kisses
Elena
Ancora non sapevo che per un inglese non è normale scrivere ‘Kisses’ in fondo a una mail. Di solito si usa solo XoXX. Il mio inglese era ancora imperfetto. Lo avevo imparato a scuola e poi ascoltando i testi delle canzoni e leggendo il Glamour inglese.
La sua risposta fortunatamente è arrivata solo due giorni dopo:
Good Morning Elena,
i'm speechless! haha. those things you have said are so nice, thank you! I hope that LA treated you well, i enjoyed it down there!
We played our last show at the purple onion last night, the place was packed and i though that i may have seen you there, but maybe another chance! Because you let me vote with your email addresses last week, i won the gig at the 'bottom of the hill' it's a great venue here in the city, and i'd be honoured if you were there. It's next Friday night, 19th, and it will be my last and only big show this year!
hope to see you again soon too!
bye for now, x
Pete.
Il prossimo vederdì sera, al 'Bottom of the hill' Il suo ultimo concerto a San Francisco. Niente su queta terra mi avrebe impedito di andarci.
Listening: Sex on Fire - King of Leon
giovedì 2 giugno 2011
Dreaming of you
Quella notte l’ho sognato. Non poteva essere altrimenti dato che avevo pensato a lui ogni singolo secondo da quando lo avevo conosciuto e poi mentre camminavo con i miei amici per le strade di little italy per arrivare ala fermata del MUNI. Poi ancora sull'autobus, parlavamo e scherzavamo, ma la mia mente era altrove. Era ancora al purple Onion, in piedi con la mia birra gelata, ad ascolare quella voce nuova, ma che mi era già entrata dentro. Era stato nei miei pensieri fino a che ero riuscita a tenere gli occhi aperti. Poi il sonno mi ha colto all'improvviso, mentre la mia mente fanstasticava e l’ho ricontorato nel piano parallelo alla nostra vita.
Il concerto era finito e lui parlava con gli altri musicisti, sorridendo e bevendo la sua birra. Io parlavo con Jeremy, a cui non era piaciuta per niente la sua performance, ma con la coda dell’occhio cercavo ancora il suo sguardo. Dovevo parlarci, dovevo sapere chi era.
Con due lunghi sorsi ho finito la mia birra.
‘Do you want another one? I can get it for you?’
‘No! well no, Jeremy thanks. Im gonna buy myself one in a minute’
Mi sono girata e ho puntanto a lungo il bancone del bar. Il Purple Onion è un locale minuscolo, ma dovevo studiare bene la traiettoria in modo da vederlo, in modo che lui mi vedesse. Mi sarei giocata tutto in quei 10 passi. Sono passata accanto al suo gruppo di amici musicisti, lui era seduto in disparte, stava studiando dei volantini. Ho catturato i suoi occhi, lui mi ha guardato e io gli ho sorriso, naturalmente.
Fortuna vuole che al bar c’era un pò di fila. Me ne stavo li in piedi a due passi da lui. Aspettavo tranquilla il mio turno, perchè sapevo che sarebbe venuto da me. Sentivo la sua presenza alle mie spalle, una energia nuova e strana che si avvicinava a me.
Sono passati anni ma ancora ricordo ogni singola parola, ogni gesto e sguardo che ci siamo scambiati in quei pochi minuti. Tutto questo doveva succedere. Lui viveva a San Francisco con la sua ragazza americana da due anni, ma a settembre sarebbe tornato a vivere in inghilterra da solo. Era originario di un piccolo paese nel Worceshire, non lontano da Birmingham. Io a ottobre mi sarei trasferita in Inghilterra per qualche mese, per completare la mia tesi di laurea. Sembrava un sogno e invece era il nostro destino.
Scrivo questo blog perchè questo episodio della mia vita mi ha fatto diventare la grande sognatrice che sono ancora adesso, all’età di ventinove anni. Ho sempre creduto nelle favole e sono sempre stata convinta e ancora lo sono che sia possibile viverle. Anche se a volte il finale non è proprio e vissero felici e contenti....
Listening: Everyone Get's a star - Albert Hammond Jr.
Il concerto era finito e lui parlava con gli altri musicisti, sorridendo e bevendo la sua birra. Io parlavo con Jeremy, a cui non era piaciuta per niente la sua performance, ma con la coda dell’occhio cercavo ancora il suo sguardo. Dovevo parlarci, dovevo sapere chi era.
Con due lunghi sorsi ho finito la mia birra.
‘Do you want another one? I can get it for you?’
‘No! well no, Jeremy thanks. Im gonna buy myself one in a minute’
Mi sono girata e ho puntanto a lungo il bancone del bar. Il Purple Onion è un locale minuscolo, ma dovevo studiare bene la traiettoria in modo da vederlo, in modo che lui mi vedesse. Mi sarei giocata tutto in quei 10 passi. Sono passata accanto al suo gruppo di amici musicisti, lui era seduto in disparte, stava studiando dei volantini. Ho catturato i suoi occhi, lui mi ha guardato e io gli ho sorriso, naturalmente.
Fortuna vuole che al bar c’era un pò di fila. Me ne stavo li in piedi a due passi da lui. Aspettavo tranquilla il mio turno, perchè sapevo che sarebbe venuto da me. Sentivo la sua presenza alle mie spalle, una energia nuova e strana che si avvicinava a me.
Sono passati anni ma ancora ricordo ogni singola parola, ogni gesto e sguardo che ci siamo scambiati in quei pochi minuti. Tutto questo doveva succedere. Lui viveva a San Francisco con la sua ragazza americana da due anni, ma a settembre sarebbe tornato a vivere in inghilterra da solo. Era originario di un piccolo paese nel Worceshire, non lontano da Birmingham. Io a ottobre mi sarei trasferita in Inghilterra per qualche mese, per completare la mia tesi di laurea. Sembrava un sogno e invece era il nostro destino.
Scrivo questo blog perchè questo episodio della mia vita mi ha fatto diventare la grande sognatrice che sono ancora adesso, all’età di ventinove anni. Ho sempre creduto nelle favole e sono sempre stata convinta e ancora lo sono che sia possibile viverle. Anche se a volte il finale non è proprio e vissero felici e contenti....
Listening: Everyone Get's a star - Albert Hammond Jr.
giovedì 19 maggio 2011
Drawn From Memories
'Pete and the Guy show' era la performance principale della serata, uno spettacolo interesante e divertente. Pete è lui, il ragazzo dai capelli sugli occhi e dalla chitarra piena di scritte in cui mie ero persa appena entrata al Purple onion. Guy era il suo amico, un personaggio bizzarro. La barba lunga e gli occhiali tondi alla John Lennon facevano in modo che dimostrasse più anni di quelli che aveva. Molto tempo dopo ho scoperto che aveva solo un anno più di me, ma a vederlo così dimostrava almeno 40 anni, non sto scherzando. Il loro spettacolo era interessante e sicuramente fuori dalle righe: Guy era un carismatico storyteller. Credo che al mondo ci siano poche persona capaci di incantare la folla solo con la forza delle parole: La stessa storia raccontata da me sarebbe noiosa e senza senso, ma dalla sua bocca usciva in un modo che non potevi fare altro che ascoltarlo e ridere. Il suo umorismo, astuto, sottile e mai volgare, colpiva l'ascoltatore inteligente. Un misto di sarcasmo, fantasia e malinconia. Non ricordo nessuna delle storie che aveva raccontato quella sera, ma ho ben impressa nella memoria le sensazioni che ho provato e l'altrmosfera che riuscivano a creare tra la folla. Un personaggio assolutamente fuori dalle righe.
Pete lo accompagnava con la chitarra, stava suduto, quasi in secondo piano, sovrastato dalla potenza umoristica di Guy. Poi è arrivato suo turno, Guy ha lasciato il parco, lasciandolo libero per quel ragazzone alto, pallido dalla voce calda e dal marcato accento British.
Sono passati molti anni da quel momento, ma ancora nella mia mente è vivido il ricordo e le sensazioni che quella voce mi ha trasmesso. Guardavo il palco incantata e mi sembrava quasi che quando i suoi occhi non erano chiusi, guardasse solo me. Sapevo che qualcosa di magico stava per cominciare

Listening:
Drawn from memories - Embrace
The last day on earth - Pete Duggan
Pete lo accompagnava con la chitarra, stava suduto, quasi in secondo piano, sovrastato dalla potenza umoristica di Guy. Poi è arrivato suo turno, Guy ha lasciato il parco, lasciandolo libero per quel ragazzone alto, pallido dalla voce calda e dal marcato accento British.
Sono passati molti anni da quel momento, ma ancora nella mia mente è vivido il ricordo e le sensazioni che quella voce mi ha trasmesso. Guardavo il palco incantata e mi sembrava quasi che quando i suoi occhi non erano chiusi, guardasse solo me. Sapevo che qualcosa di magico stava per cominciare

Listening:
Drawn from memories - Embrace
The last day on earth - Pete Duggan
domenica 15 maggio 2011
Going out of my mind
Gli inglesi e la musica... scrivo tutto questo mentre ascolto una delle mie playlist preferite. Inizia con gli Embrace e gli stereophonics che mi portano indietro di quasi 10 anni, la mia prima volta a Londra. Quella città per niente nebbiosa e piena di vite, di storie, di esperienze da vivere subito, prima che quella sensazione di spensieratezza che ti regalano i tuoi 20 anni, passi così, in un soffio.
Gli Streophonics sparati nelle orecchie la mattina sulla metro, prima di raggiungere il 'Garden Cafè' il bar dove avevo trovato lavoro, con quel poco di inglese che parlavo. Prendevo la metro a Earl's Court, la green line andava lenta, va ancora oggi molto, molto lenta. E' una linea di superficie, che sembra vecchia 1000 anni se paragonata alla Jubilee line, che corre velocissima dentro le viscere della terra. Erano solo 5 o 6 fermate fino al capolinea di Edgaware Road. Poi scendevo e andavo a piedi fino a Regent's Park. Ci volevo un po', però a me piaceva camminare, con la mia musica e il mio caffè. Attraversavo Baker street, anche se allungavo la strada non mi importava, io adoro quella via.
Ai tempi, 10 anni fa non esisteva ancora l'Ipod, io avevo un lettore CD come tutti. non so dove sia finito, ma non lo potrò mai dimenticare. Era blu chiaro e nero, della panasonic. La classica forma rotonda cicciona, i pulsanti su un lato e l'essenziale tasto hold, che li bloccava. Ricordo la forma scomodissima, non riusciva a entrare in nessuna tasca delle mie giacche. Erano tutte tropo strette o troppo corte. Io lo mettevo in borsa, ma non avevo l'anti shock e dovevo stare attenta a non farlo sobbalzare troppo.
Dopo le mie otto ore al bar, mi sdraiavo sul parco. Ero sempre stanca perché la notte dormivamo poco o non dormivamo affatto. Ascoltavo un bel Po di musica prima di tornare a casa , prima di dare inizio alla serata. Belle and Sebastian, Oasis, Velvet Underground e i Sex Pistols. Gli ascoltavamo per sentirci come quella londra lì, quella che avevamo letto nei libri di storia e nelle loro canzoni. La cercavamo in ogni angolo, senza però trovarne una minima traccia.
Ascoltavo soprattuto Moby. Non ero mai stata una sua Fan, ma quell'anno era uscito 'Play' e la canzone Porcelain era la colonna sonora delle nostre serate.
Era il 1999. Quell'album sentivo che mi rappresentava, perchè non apparteneva ai '90, ma era già proiettano negli anni 00, come me, come tutta la mia generazione. Quelli sarebbero stati i nostri indimenticabili anni.
Gli Streophonics sparati nelle orecchie la mattina sulla metro, prima di raggiungere il 'Garden Cafè' il bar dove avevo trovato lavoro, con quel poco di inglese che parlavo. Prendevo la metro a Earl's Court, la green line andava lenta, va ancora oggi molto, molto lenta. E' una linea di superficie, che sembra vecchia 1000 anni se paragonata alla Jubilee line, che corre velocissima dentro le viscere della terra. Erano solo 5 o 6 fermate fino al capolinea di Edgaware Road. Poi scendevo e andavo a piedi fino a Regent's Park. Ci volevo un po', però a me piaceva camminare, con la mia musica e il mio caffè. Attraversavo Baker street, anche se allungavo la strada non mi importava, io adoro quella via.
Ai tempi, 10 anni fa non esisteva ancora l'Ipod, io avevo un lettore CD come tutti. non so dove sia finito, ma non lo potrò mai dimenticare. Era blu chiaro e nero, della panasonic. La classica forma rotonda cicciona, i pulsanti su un lato e l'essenziale tasto hold, che li bloccava. Ricordo la forma scomodissima, non riusciva a entrare in nessuna tasca delle mie giacche. Erano tutte tropo strette o troppo corte. Io lo mettevo in borsa, ma non avevo l'anti shock e dovevo stare attenta a non farlo sobbalzare troppo.
Dopo le mie otto ore al bar, mi sdraiavo sul parco. Ero sempre stanca perché la notte dormivamo poco o non dormivamo affatto. Ascoltavo un bel Po di musica prima di tornare a casa , prima di dare inizio alla serata. Belle and Sebastian, Oasis, Velvet Underground e i Sex Pistols. Gli ascoltavamo per sentirci come quella londra lì, quella che avevamo letto nei libri di storia e nelle loro canzoni. La cercavamo in ogni angolo, senza però trovarne una minima traccia.
Ascoltavo soprattuto Moby. Non ero mai stata una sua Fan, ma quell'anno era uscito 'Play' e la canzone Porcelain era la colonna sonora delle nostre serate.
Era il 1999. Quell'album sentivo che mi rappresentava, perchè non apparteneva ai '90, ma era già proiettano negli anni 00, come me, come tutta la mia generazione. Quelli sarebbero stati i nostri indimenticabili anni.
domenica 10 aprile 2011
It's about time!
Jess e cantava il suo pezzo più bello e mi guardava come se quella canzone fosse dedicata solo a me.. La guardavo sorridente, sorseggiando la mia birra fresca e pensando ai nostri anni pazzi a Firenze, quando il mondo era ai nostri piedi e non ci importava del futuro. Ancora era così in realtà, eravamo ancora quelle ragazze spensierate, libere e piene di sogni. Tenevo la testa inclinata, sognatrice, sorretta dalla mia mano. Accarezzavo i miei capelli appena tagliati e lavati, erano morbidi e leggeri, profumavano di estate e di sole, anche se a San Francisco faceva freddo.
Quella posizione mi permetteva di ondeggiare la testa al tempo della musica di Jess, e di girarla impercettibilmente verso l'altro tavolo, dove con la sua birra in mano, sedeva quel ragazzo inglese. Muovevo la testa lentamente e il mio sguardo faceva capolino dai miei capelli ondulati, per andare a incontrare il suo. Coglievo il suo sguardo e subito dopo lo distoglievo lentamente, girandomi e portando i capelli da un lato, come per nascondermi. Poi me ne stavo ferma a ascoltare Jess, che cantava Across the Universe. il suo concerto era finito e tutti si sono alzati per applaudirla. Solo allora ho deciso di prendermi i suoi occhi e dirgli tutto con uno sguardo. Non so chi sei, ma so che sei qui adesso dopo tanto tempo che ti cercavo. L'ho visto abbracciare la sua chitarra e salire sul minuscolo palco del Purple Onion, insieme a un altro ragazzo. In quei minuti di attesa prima di un concerto, quando l'euforia è al massimo, e si approfitta del momentaneo silenzio per parlare, tutto quello che io vedevo era la sua mano, che con il plettro tra le dita ,spostava quei ciuffi di capelli che gli cadevano sulla fronte.
Quella posizione mi permetteva di ondeggiare la testa al tempo della musica di Jess, e di girarla impercettibilmente verso l'altro tavolo, dove con la sua birra in mano, sedeva quel ragazzo inglese. Muovevo la testa lentamente e il mio sguardo faceva capolino dai miei capelli ondulati, per andare a incontrare il suo. Coglievo il suo sguardo e subito dopo lo distoglievo lentamente, girandomi e portando i capelli da un lato, come per nascondermi. Poi me ne stavo ferma a ascoltare Jess, che cantava Across the Universe. il suo concerto era finito e tutti si sono alzati per applaudirla. Solo allora ho deciso di prendermi i suoi occhi e dirgli tutto con uno sguardo. Non so chi sei, ma so che sei qui adesso dopo tanto tempo che ti cercavo. L'ho visto abbracciare la sua chitarra e salire sul minuscolo palco del Purple Onion, insieme a un altro ragazzo. In quei minuti di attesa prima di un concerto, quando l'euforia è al massimo, e si approfitta del momentaneo silenzio per parlare, tutto quello che io vedevo era la sua mano, che con il plettro tra le dita ,spostava quei ciuffi di capelli che gli cadevano sulla fronte.
domenica 20 marzo 2011
It's about time
mmmm mmmm mmmm
It's about time... it's about time...
IIt's about time
You sing me a song of thanks cos it's about time
If I'd known you were coming I'd have baked a cake oh no
but that just wont do
Sing me a song of thanks and it'll be making love when we do
cause don't you know I like me best when I'm around you
don't know but sing me a song of thanks
cause it's about time you tapped me on my love and hear me when I sing to you
Dance me onto the moon only because you want and not because I told you to
But sing me a song of thanks cause its about time
It's about time...
Ascoltavo emozionata la voce di Jess, commossa perchè sentivo che in quel momento stava cantando per me, per celebrare la nsotra amicizia e le nostre vite, i viaggi che faremo e il presente magico a San Francisco. Jess canta, e quel ragazzo inglese per un momento sparisce dalla mia mente. So che è li a sedede al tavolo accanto al mio, sento la sua presenza, ma questo momento è solo per noi, per il nostro tempo insieme, per la nostra energia invicibile, per la nostr spensieratezza, che ci porta ad essere ovunque, con tutte noi stesse.
It's about time.
Listening also:
the blank tapes - it's so hard to let go
martedì 15 marzo 2011
Live@thePurpleOnion
Finiamo il nostro giro per The Haight che sono le 5 passate, la nostra giornata a spasso per queste meravigliose vie è passata velocissima e ci dobbiamo assolutamente preparare per il concerto di stasera. Sono riuscita a far comprare a Jess un vestito nero, appena sopra il ginocchio, abbastanza elegante. Lei ha accettato di indossarlo solo a patto di poterci aggiungere qualcosa di colorato, un fiore, una rosa e solo se io, che invece vesto sempre di scuro, avessi indossato qualcosa di verametne shocking'. Io l'avrei fatto, avrei indossato un capo di sua scelta, ma solo con la mia gonna lunga nera. Prima del concerto mi deve anche tagliare i capelli. Voglio essere una nuova persona, posso essere la persona che voglio! è il mio viaggio e la mia grande estate!
A casa incontriamo Jessica, la coinquilina di Jess e ci iniziamo a rpeparare tutte e tre insieme, cantando a squarciagola 'You sexy motherfucker' di Prince e 'Soft' dei Kings of Leon. Siamo pronte, bellissime, giovani e pronte per la serata che ci aspetta. Dividiamo 2 burriti in tre prima di arrivare a Little Italy, dove si trova il Purple Onion. La Columbus Avenue in quel tratto è inspiegabilmente buia e l'insegna del locale quasi invisibile. Jess però riconosce subito Jeremy, il suo chitarrista, che ci indica l'entrata del locale. Jeremy viene dall'Oregon e faccio non poca fatica a capire cosa dice, è curioso e mi chiede un sacco di cose, ma io riesco a capire poco più della metà dei suoi discorsi. Il suo obiettivo è farmi cambiare pronuncia, perchè a suo avviso è troppo british. Ridiamo e scherziamo mentre scendiamo le ripidissime scale del Purple Onion. Finalmente siamo arrivati, il locale è ancora mezzo vuoto, solo i tecnici del suono si avvicendano sul palco per fare i sound check alle band che suonerannno. Mentre mi guardo intorno per ammirare questo bellissimo locale, piccolo ma caldo, con i tavoli e le sedie in legno, Jeremy ordina da bere per tutti.
Io fisso il palco, abbastanza grande e decorato da grande cartellone con scritto 'The Purple Onion' in viola, su uno sfondo rosso acceso, che sembra li da sempre. Ricordo tutto così bene, perchè mentre stavo per andare a sedermi al nostro tavolo, il mio sguardo si ferma sul chitarrista che stava facendo il sound check in quel momento. Un ragazzo alto, di cui non riuscivo a scrogere inteametne il viso, perchè i capelli lo coprivano per metà. Indossava dei jeans neri, una camicia dal colore abbastanza indefinito e un'imporbabile giacca di velluto marrone. Era seduto su uno di quei sgabelli alti, abbracciato alla sua chitarra, piena di scritte, ricordi credo, che non riuscivo a decifrare da quella distanza. Sorseggiva una pinta di birra da due labbra fini e rosse e, mentre accennava qualche nota dalla sua chitarra, parlava e rideva con un altro ragazzo, forse l'altro membro della band. Forse... in realtà non so niente di cosa sia successo in quel momento. Per qualche secondo le luci si sono spente intorno a noi e tutto si è fermato. Non ero più a San Francisco, non ero al Purple Onion... Eravamo io e lui in una stanza buia e solo le nostre figure erano illuminate.
'Elena come over here, we have one of the front table'
La voce squillante di Jes mi riporta alla realtà, stingo la mia pinta ghiacciata e raggiungo gli amici al tavolo. Sono scossa, rido con loro ma non riesco a togliere gli occhi da quel ragazzo.
'Who is that guy?' chiedo sottovoce a Jess
appoggia la birra sul tavolo e sorridendomi mi dice'Oh, that's the Pete ana Guy show, there are playing before my show. The guy on tte left is Pete, the guitarist'
'I see' dico cercando di non guardarlo troppo a lungo. Credo si stia accorgendo di qualcosa. Era un sorriso o cosa quello? Ferma ELena, ferma. Sei qui per JEss, con i tuoi amici e..
'By the way, he's british'
Il sorso di birra mi si ferma in gola e inizio a tossire a più non posso. Sento l'amaro della birra sulla lingua e sul palato e i miei occhi lacrimare.
Jeremy mi porge subito un bicciere d'acqua.
'What's up'?
'It's ok guys, dont worry, Im ok'
Ma il pub è mezzo vuoto e tutti mi stanno guardando come se mi stessi per sentire male.
'You know, when someone start to cought like that, it means that someone else is cursing you'
Dico per sdramamtizzare
'You, superstitious italian dudes'
Allarme rientrato, figuraccia sventata, ma Jess ha capito e adesso mi guarda maliziosa.
A casa incontriamo Jessica, la coinquilina di Jess e ci iniziamo a rpeparare tutte e tre insieme, cantando a squarciagola 'You sexy motherfucker' di Prince e 'Soft' dei Kings of Leon. Siamo pronte, bellissime, giovani e pronte per la serata che ci aspetta. Dividiamo 2 burriti in tre prima di arrivare a Little Italy, dove si trova il Purple Onion. La Columbus Avenue in quel tratto è inspiegabilmente buia e l'insegna del locale quasi invisibile. Jess però riconosce subito Jeremy, il suo chitarrista, che ci indica l'entrata del locale. Jeremy viene dall'Oregon e faccio non poca fatica a capire cosa dice, è curioso e mi chiede un sacco di cose, ma io riesco a capire poco più della metà dei suoi discorsi. Il suo obiettivo è farmi cambiare pronuncia, perchè a suo avviso è troppo british. Ridiamo e scherziamo mentre scendiamo le ripidissime scale del Purple Onion. Finalmente siamo arrivati, il locale è ancora mezzo vuoto, solo i tecnici del suono si avvicendano sul palco per fare i sound check alle band che suonerannno. Mentre mi guardo intorno per ammirare questo bellissimo locale, piccolo ma caldo, con i tavoli e le sedie in legno, Jeremy ordina da bere per tutti.
Io fisso il palco, abbastanza grande e decorato da grande cartellone con scritto 'The Purple Onion' in viola, su uno sfondo rosso acceso, che sembra li da sempre. Ricordo tutto così bene, perchè mentre stavo per andare a sedermi al nostro tavolo, il mio sguardo si ferma sul chitarrista che stava facendo il sound check in quel momento. Un ragazzo alto, di cui non riuscivo a scrogere inteametne il viso, perchè i capelli lo coprivano per metà. Indossava dei jeans neri, una camicia dal colore abbastanza indefinito e un'imporbabile giacca di velluto marrone. Era seduto su uno di quei sgabelli alti, abbracciato alla sua chitarra, piena di scritte, ricordi credo, che non riuscivo a decifrare da quella distanza. Sorseggiva una pinta di birra da due labbra fini e rosse e, mentre accennava qualche nota dalla sua chitarra, parlava e rideva con un altro ragazzo, forse l'altro membro della band. Forse... in realtà non so niente di cosa sia successo in quel momento. Per qualche secondo le luci si sono spente intorno a noi e tutto si è fermato. Non ero più a San Francisco, non ero al Purple Onion... Eravamo io e lui in una stanza buia e solo le nostre figure erano illuminate.
'Elena come over here, we have one of the front table'
La voce squillante di Jes mi riporta alla realtà, stingo la mia pinta ghiacciata e raggiungo gli amici al tavolo. Sono scossa, rido con loro ma non riesco a togliere gli occhi da quel ragazzo.
'Who is that guy?' chiedo sottovoce a Jess
appoggia la birra sul tavolo e sorridendomi mi dice'Oh, that's the Pete ana Guy show, there are playing before my show. The guy on tte left is Pete, the guitarist'
'I see' dico cercando di non guardarlo troppo a lungo. Credo si stia accorgendo di qualcosa. Era un sorriso o cosa quello? Ferma ELena, ferma. Sei qui per JEss, con i tuoi amici e..
'By the way, he's british'
Il sorso di birra mi si ferma in gola e inizio a tossire a più non posso. Sento l'amaro della birra sulla lingua e sul palato e i miei occhi lacrimare.
Jeremy mi porge subito un bicciere d'acqua.
'What's up'?
'It's ok guys, dont worry, Im ok'
Ma il pub è mezzo vuoto e tutti mi stanno guardando come se mi stessi per sentire male.
'You know, when someone start to cought like that, it means that someone else is cursing you'
Dico per sdramamtizzare
'You, superstitious italian dudes'
Allarme rientrato, figuraccia sventata, ma Jess ha capito e adesso mi guarda maliziosa.
lunedì 14 marzo 2011
Oh Andy
Dimenticavo di dire che Andy in realtà non era un bravo commesso, carino si, ma niente di speciale. Mentre ero persa tra la sezione 'Bands 60-70s' lui si avvicina, sbircia il cd di Bob Dylan che sto guardando e mi dice "Questo pezzo l'ho suonato con il mio gruppo" è la canzone 'Oh Sister' , uno dei pezzi più tristi e malinconici della storia della musica . Alla parola Band sono già totalmente innamorata, non capisco più niente e bé ecco come ha fatto a convincermi a comprare tutti quei cd. Da quando ho memoria sono pazza per i musicisti, specialmente se trasandati ma non troppo, con i capelli spettinati, i jeans stinti e le scarpe da ginnastica strausate. Se poi son anglofoni e nella fattispecie inglesi, allora siete sicuri di avermi perso. Dopo soli tre giorni dal mio arrivo a San Francisco mi ero resa conto che le strade, i locali perfino i negozi di questa città erano un luogo di perdizione e di tentazione continua.
domenica 13 marzo 2011
Good night little flower
Arriviamo a casa che sono le due passate. La mia casetta a Londra non è un granché, è scomoda, fredda, incredibilmente cara, con la moquette attira-polvere dappertutto (per fortuna bagno escluso) e quei maledetti rubinetti del lavandino divisi in due, grazie ai quali o ti ustioni o congeli. A meno che la temperatura non andasse a - 10, la mia padrona di casa non teneva mai il termosifone acceso, ma confronto al gelo che avevo patito quella sera, la mia camera sembrava il posto più accogliente e caldo della terra. Quando mi sono tolta quegli stupidi stivali fiorellosi e mi sono infilata le mie pantofole pelose (e molto poco sexy, purtroppo) mi è sembrato di toccare il cielo con un dito.
Ok momento di imbarazzo: adesso che si fa? Lui è ancora vestito, seduto davanti a me. Io sento il sangue che sta scorrendo nuovamente caldo nelle vene e gli sorrido
'Its freezing' sussurro, cercando di fare un sorriso malizioso, anche se avvolta nel mio piumino con le pecorelle che mi ha mandato mia mamma, non so che effetto fa.
'Unfortunately, that's the only weather we have'
'Not really, it is my faul, I should had wear my coat and not that stupid poncho.. I just wanted to be cool for the concert'
'I think you are cool'
Apro velocemente il braccio per invitarlo a dividere il piumone con me. Lui mi vorrebbe suonare qualcosa, ma purtroppo i miei coinquilini stanno dormendo e dobbiamo fare piano... molto piano....
Sono quasi le cinque di mattina. Lui sa dormendo accanto a me, le sue braccia bianche intorno alle mie. Non ci credo che siamo qui, sorrido e mentre mi addormento mi sembra di essere Bebe Buell seduta sull'amplificatore nel backstage di un concerto degli Aereosmith, che guarda il suo Tyler, sapendo che lui sta cantando solo per lei. Oppure Anita Pallenberg che gira il mondo abbracciata al suo Keith, bevendo birra e raccontandosi storie tutta la notte, oppure Marianne Faithfull che entra ed esce dai pub di Londra con il suo Mick, oppure Kate Moss a Glastonbury con Pete Doherty. Va bè, non sarà proprio una modella di grido, però ho il mio musicista inglese, l'ho trovato e l'ho inseguito, l 'ho voluto così tanto che alla fine mi sembrava di conoscerlo da sempre, da molto, molto prima di quella sera al Purple Onion....
Listening:
Down in Albion - The BabyShambles
Ok momento di imbarazzo: adesso che si fa? Lui è ancora vestito, seduto davanti a me. Io sento il sangue che sta scorrendo nuovamente caldo nelle vene e gli sorrido
'Its freezing' sussurro, cercando di fare un sorriso malizioso, anche se avvolta nel mio piumino con le pecorelle che mi ha mandato mia mamma, non so che effetto fa.
'Unfortunately, that's the only weather we have'
'Not really, it is my faul, I should had wear my coat and not that stupid poncho.. I just wanted to be cool for the concert'
'I think you are cool'
Apro velocemente il braccio per invitarlo a dividere il piumone con me. Lui mi vorrebbe suonare qualcosa, ma purtroppo i miei coinquilini stanno dormendo e dobbiamo fare piano... molto piano....
Sono quasi le cinque di mattina. Lui sa dormendo accanto a me, le sue braccia bianche intorno alle mie. Non ci credo che siamo qui, sorrido e mentre mi addormento mi sembra di essere Bebe Buell seduta sull'amplificatore nel backstage di un concerto degli Aereosmith, che guarda il suo Tyler, sapendo che lui sta cantando solo per lei. Oppure Anita Pallenberg che gira il mondo abbracciata al suo Keith, bevendo birra e raccontandosi storie tutta la notte, oppure Marianne Faithfull che entra ed esce dai pub di Londra con il suo Mick, oppure Kate Moss a Glastonbury con Pete Doherty. Va bè, non sarà proprio una modella di grido, però ho il mio musicista inglese, l'ho trovato e l'ho inseguito, l 'ho voluto così tanto che alla fine mi sembrava di conoscerlo da sempre, da molto, molto prima di quella sera al Purple Onion....
Listening:
Down in Albion - The BabyShambles
venerdì 11 marzo 2011
Wind of Brixton
Robert Plan ci regale le ultime note, saluta il pubblico in delirio squotendo all'impazzata la sua folta chioma. La Brixton Academy si svuota lentamente... La musica ci ha fatto conoscere, quella storica serata al Purple Onion e la musica continua a legarci. Sorseggiando l'ennesima birra discutiamo di Jimmy Page e delle sue follie. Parliamo di Jim Morrison e decidiamo quali sono le nostre canzoni preferite dei Doors. La mia sicuramente 'Alabama song' mentre la sua è 'Strange Days'. Essendo un musicista, mi spiega i dettagli, mi nomina le chiatarre più famose e i suoi riff preferiti. Gli spiego io ho una teoria personale, che spiega perchè i migliori musicisti degli ultimi 50 anni vengono dall'Inghilterra e i motivi sono principalmente tre:
motivo numero 1: il tempo. In Inghilterra non fa più freddo di altri posti in Europa, ma il tempo è uggioso e quella pioggerellina irritante e il grigiore, non invoglia a uscire. Le persone tendono a stare molto in casa e quindi hanno più tempo per coltivare le loro passioni.
Motivo numero 2: I ragazzi inglesi sono chiusi, molto più dei cinesi o dei giapponesi, non si esprimono, non parlano e non ti considerano almeno che non siano ubriachi. La musica è un modo alternativo e sicuramente migliore dell'alcool per sfogare i propri sentimenti.
Motivo numero 3 (avevo detto 2? bè c'è anche un terzo) Gli Inglesi non sono tuttofare come gli italiani che bene o male cercano di arrangiarsi un pò in tutto. Gli inglesi si dedicano anima e corpo a quello che fanno e diventano i migliori nel loro campo. Non so se è l'effetto della birra (appunto) ma Pete ride come un pazzo ascoltando il mio serio discorso di psicosociologia inglese.
"I'm not joking"
Il concerto ormai è finito da più di un ora, così continuando a parlare ci avviamo verso l'uscita. L'aurea magica che si era creata, si interrompe bruscamente appena usciamo dal venue: un vento gelido mi assale. Lo guardo continuare a parlare e ridere, ma io non riesco a pensare ad altro che ai miei piedi, che stanno lentamente diventando due pezzi di ghiaccio. Stringo le spalle e cerco di sfruttare ogni millimetro disponibile di questo stupido poncho.
'Walking down here I can understand what inspired the Clash'
Parliamo dei Clash e di come hanno cambiato per sempre la storia della musica Punk. Pete intuisce che ho freddo, ma certo non si può immaginare che sto letteralmente congelando. Risaliamo lentamente Brixton Road per raggiungere la metro. Mai tragitto mi è sembrato più lungo. Eppure amavo passeggiare con lui per le strade deserte di Brixton, sentendomelo accanto, alto, le sue braccia forti e le sue dita leggermente rovinate. Avrei camminato per ore accanto a lui... Etciù! un mio starnuto irrompe nella nostra conversazione, sento il naso che mi inizia a gocciolare. Ti prego non rovinare tutto, giuro che non mi metterò più il poncho ne questo stupido vestitino, ma non mi fare venire la febbre proprio adesso.....
Listening: Stairway to heaven - Led Zeppelin
You're Lost Little Girl - The Doors
Guns of Brixton - The Clash
motivo numero 1: il tempo. In Inghilterra non fa più freddo di altri posti in Europa, ma il tempo è uggioso e quella pioggerellina irritante e il grigiore, non invoglia a uscire. Le persone tendono a stare molto in casa e quindi hanno più tempo per coltivare le loro passioni.
Motivo numero 2: I ragazzi inglesi sono chiusi, molto più dei cinesi o dei giapponesi, non si esprimono, non parlano e non ti considerano almeno che non siano ubriachi. La musica è un modo alternativo e sicuramente migliore dell'alcool per sfogare i propri sentimenti.
Motivo numero 3 (avevo detto 2? bè c'è anche un terzo) Gli Inglesi non sono tuttofare come gli italiani che bene o male cercano di arrangiarsi un pò in tutto. Gli inglesi si dedicano anima e corpo a quello che fanno e diventano i migliori nel loro campo. Non so se è l'effetto della birra (appunto) ma Pete ride come un pazzo ascoltando il mio serio discorso di psicosociologia inglese.
"I'm not joking"
Il concerto ormai è finito da più di un ora, così continuando a parlare ci avviamo verso l'uscita. L'aurea magica che si era creata, si interrompe bruscamente appena usciamo dal venue: un vento gelido mi assale. Lo guardo continuare a parlare e ridere, ma io non riesco a pensare ad altro che ai miei piedi, che stanno lentamente diventando due pezzi di ghiaccio. Stringo le spalle e cerco di sfruttare ogni millimetro disponibile di questo stupido poncho.
'Walking down here I can understand what inspired the Clash'
Parliamo dei Clash e di come hanno cambiato per sempre la storia della musica Punk. Pete intuisce che ho freddo, ma certo non si può immaginare che sto letteralmente congelando. Risaliamo lentamente Brixton Road per raggiungere la metro. Mai tragitto mi è sembrato più lungo. Eppure amavo passeggiare con lui per le strade deserte di Brixton, sentendomelo accanto, alto, le sue braccia forti e le sue dita leggermente rovinate. Avrei camminato per ore accanto a lui... Etciù! un mio starnuto irrompe nella nostra conversazione, sento il naso che mi inizia a gocciolare. Ti prego non rovinare tutto, giuro che non mi metterò più il poncho ne questo stupido vestitino, ma non mi fare venire la febbre proprio adesso.....
Listening: Stairway to heaven - Led Zeppelin
You're Lost Little Girl - The Doors
Guns of Brixton - The Clash
mercoledì 9 marzo 2011
Paddington Station II
Il binario 9 si sta lentamente svuotando e del mio inglese neanche l'ombra. Vedo qualche figura che si avvicina da lontano, ma sono dei tipi in giacca, cravatta e ventiquattr'ore, non può essere lui. Non posso aver sbagliato treno, ho controllato circa 15 volte il binario sul pannello. Non può essermi sfuggito, perché ho fatto lo screening a tutti i ragazzi che mi sembravano anche solo vagamente somiglianti.
Sento che mi sta per mancare il fiato, come al solito penso subito al peggio e sento quel sentimento di delusione misto a disperazione che parte dalle stomaco per dilagare come un fiume in piena, verso le gambe rendendole insensibile a ogni stimolo, verso la testa rendendola incapace di pensare in modo logico e razionale. Mi guardo intorno, ma non vedo niente. Guardo fissa il treno, per controllare che sia veramente quello giusto.
Il cellulare mi riporta alla realtà. Lo cerco affannosamente dentro la borsa, lo afferro e rispondo urlando "Pronto!"
"Hello Elena it's Peter, where are you?"
"Oh well hi, me? Oh me, I am on platform 9, I was waiting here"
"I'm in front of platform 9 to, near by Marks 'n' Spencer corner"
"Og great, stay there I'm coming"
Sento la tensione uscire dal mio corpo all'improvviso, il fuoco calmarsi, la mente tornare lucida e il cuore acquistare nuovamente il suo battito regolare.
Alzo la testa, mi dirigo verso il corner e lui è li proprio davanti a me. Avrei voluto fissare quell'attimo e lasciarlo li, godermelo tutto fino in fondo.
Se ne stava in piedi, alto con i suoi capelli indie spettinati e le guance arrossate esattamente come quando l'ho conosciuto. Un vecchio zaino sulle spalle, la custodia della sua chitarra appoggiata a terra, e in mano un mazzolino di rose.
Paddington station in quel momento è diventato il luogo più bello della terra, il posto dove tutto può succedere, dove le persone lontane miles away finalmente si incontrano e senza troppi indugi, si avvicinano, si sorridano e si baciano, sulle labbra, perché in fondo era quello che aspettavano da troppo tempo.
Listening:
Bowin' in the wind - Bob Dylan
Sento che mi sta per mancare il fiato, come al solito penso subito al peggio e sento quel sentimento di delusione misto a disperazione che parte dalle stomaco per dilagare come un fiume in piena, verso le gambe rendendole insensibile a ogni stimolo, verso la testa rendendola incapace di pensare in modo logico e razionale. Mi guardo intorno, ma non vedo niente. Guardo fissa il treno, per controllare che sia veramente quello giusto.
Il cellulare mi riporta alla realtà. Lo cerco affannosamente dentro la borsa, lo afferro e rispondo urlando "Pronto!"
"Hello Elena it's Peter, where are you?"
"Oh well hi, me? Oh me, I am on platform 9, I was waiting here"
"I'm in front of platform 9 to, near by Marks 'n' Spencer corner"
"Og great, stay there I'm coming"
Sento la tensione uscire dal mio corpo all'improvviso, il fuoco calmarsi, la mente tornare lucida e il cuore acquistare nuovamente il suo battito regolare.
Alzo la testa, mi dirigo verso il corner e lui è li proprio davanti a me. Avrei voluto fissare quell'attimo e lasciarlo li, godermelo tutto fino in fondo.
Se ne stava in piedi, alto con i suoi capelli indie spettinati e le guance arrossate esattamente come quando l'ho conosciuto. Un vecchio zaino sulle spalle, la custodia della sua chitarra appoggiata a terra, e in mano un mazzolino di rose.
Paddington station in quel momento è diventato il luogo più bello della terra, il posto dove tutto può succedere, dove le persone lontane miles away finalmente si incontrano e senza troppi indugi, si avvicinano, si sorridano e si baciano, sulle labbra, perché in fondo era quello che aspettavano da troppo tempo.
Listening:
Bowin' in the wind - Bob Dylan
Paddington Station I
Paddington station, treno delle 18:30 da Birmingham. Per la paura di fare tardi sono partita mooolto prima e allen 17:30 sono già all'inizio del binario. Un'ora può essere lunga, veramente lunga se ti separa dell'uomo dei tuoi sogni che no hai mai praticamente incontro. Prendo una hot chocolate da Costa, vago senza meta dentro Boots e WHSmith. Sono ancora le 17:51. Entro prima da Paperchase e poi da Accessorize, comprare qualcosa magari mi calmerà i nervi, ma tutti quei gingilli colorati mi fanno venire il mal di testa. Esco e finalmente sono le 18:05, quindi mancano solo 25 minuti. Inizio a iperventilare, mi tremano le mani e mi accanisco sull'unghia dell'indice. Cosa dirò? Devo abbracciarlo appena lo vedo? due baci sula guancia? O mio dio gli inglesi non fanno questa cose. Certo però stringersi la mano mi sembra un pò ridicolo... Idea! aspetterò che faccia lui la prima mossa. Fisso lo schermo delle partenze, mentre penso a tutto questo e sono già le 18 e 15.
Sto ufficialmente perdendo la testa, ho la gola secca, vorrei bere ma non lo faccio perchè poi mi potrebbe scappare e se vado in bagno poi rischio di non essere al binario quando arriva il treno. Blocco la sete masticando un Orbit. Lo butto, accendo una sigaretta, la spengo, mangio un altro Orbit. Sono le 18 e 20 e mi piazzo all'inizio del binario, nel centro. Fisso il binario vuoto, mentre da lontano appare un piccola luce: è il treno che sta arrivando.
Da San Francisco, a Londra, passando per Birmingham e Firenze, cosi tanti miles away, così tanta attesa, aspettative enormi... adesso i miles sono sempre meno, vedo il treno avvicinarsi sempre di più e il mio sogno diventare realtà.
Sto ufficialmente perdendo la testa, ho la gola secca, vorrei bere ma non lo faccio perchè poi mi potrebbe scappare e se vado in bagno poi rischio di non essere al binario quando arriva il treno. Blocco la sete masticando un Orbit. Lo butto, accendo una sigaretta, la spengo, mangio un altro Orbit. Sono le 18 e 20 e mi piazzo all'inizio del binario, nel centro. Fisso il binario vuoto, mentre da lontano appare un piccola luce: è il treno che sta arrivando.
Da San Francisco, a Londra, passando per Birmingham e Firenze, cosi tanti miles away, così tanta attesa, aspettative enormi... adesso i miles sono sempre meno, vedo il treno avvicinarsi sempre di più e il mio sogno diventare realtà.
domenica 6 marzo 2011
My love is miles away
I hear your far-away voice on the telephone line Tell me what you think, we`ll tear it apart. La Brixton Academy risuona queste note. Nella versione originale questo pezzo è tremendamente anni 80', ma qua dentro basta chiudere gli occhi, cercare di perdere il senso del tempo e sembra quasi di sentir suonare i Led Zeppelin. Guardo la folla, tante persone sono molto più grandi di noi, 40-50 anni che i Led li hanno visti davvero in quegli anni, e sono tornati per rivivere ancora una volta quelle emozioni. Gli inglesi adorano la musica più di ogni altra cosa al mondo. Penso che non vedrai mai i miei genitori a un concerto di Robert Plan o di Paul MCcartney, mentre qui si. è normale confondersi tra i giovani, solo per ascoltare della buona musica.
Guardo il mio ragazzo inglese cantare insieme alla folla, con la sua camicia a quadri scozzese bianca a blu. Sorseggiamo birra mentre il testo di questa canzone mi riporta alle lunghe telefonate che ci tenevano attaccati per ore prima del nostro incontro. Eravamo ancora due estranei, lontani l'uno dall'altro troppo chilometri o miles o whatever... ma la sua voce mi sembrava già così familiare, profonda e coinvolgente, il suo accento meraviglioso, il suo sforzo per parlare lentamente ammirevole (gli inglesi no lo fanno mai di solito) e la mia mente già vagava imperterrita e senza freno, immaginandosi il nostro primo incontro...
Listening:
Love Song - Syd Barrett
Guardo il mio ragazzo inglese cantare insieme alla folla, con la sua camicia a quadri scozzese bianca a blu. Sorseggiamo birra mentre il testo di questa canzone mi riporta alle lunghe telefonate che ci tenevano attaccati per ore prima del nostro incontro. Eravamo ancora due estranei, lontani l'uno dall'altro troppo chilometri o miles o whatever... ma la sua voce mi sembrava già così familiare, profonda e coinvolgente, il suo accento meraviglioso, il suo sforzo per parlare lentamente ammirevole (gli inglesi no lo fanno mai di solito) e la mia mente già vagava imperterrita e senza freno, immaginandosi il nostro primo incontro...
Listening:
Love Song - Syd Barrett
sabato 5 marzo 2011
Robert Plant
Bene, lui è li sul divanetto che aspetta che io sia pronta per uscire. Superato l'imbarazzo iniziale stasera dobbiamo affrontare la nostra prima uscita seria. Visto che entrambi adoriamo la musica, abbiamo deciso di andare a un concerto insieme. Lui mi aspetta paziente sul divanetto, ma io devo decidere cosa mettermi. Ho messo in un angolo i miei vestiti Benetton, Stafanel Lui Jo e prima che arrivasse sono andata a Brick Lane a cercare qualcosa. Dopo ore estenuati, passando tra le bancarelle e i negozi vintage ho trovato questo vestitino. E' verde scuro con dei piccoli pois verdi chiari, intorno alla vita c'è una finta cintura attaccata fucsia, che si chiude dietro con un piccolo fiocco. LA tentazione di abbinarlo con i miei bellissimi leggins verdi scuri e gli stivali neri è enorme, ma non devo. Non devo vestirmi come un italiana, dove tutti i capi devo essere obbligatoriamente abbinati. No cavolo, sono a Londra, con il mio ragazzo inglese che si è portato solo un cambio di vestiti per 3 giorni, stiamo andando a un concerto, che diavolo. A Londra nessuna nota come ti vesti, nessuno ti guarda se due colori non stanno bene insieme, quindi basta ho deciso di OSARE!!
Pete mi sorride ancora "Did you say something?" "Oh no, really, I was just... thinking"
Tiro fuori convinta un paio di leggings viola acceso e me li infilo con disinvoltura, poi indosso il vestito....fantastico! Le scarpe ecco, metto via i miei bellissimi stivale di Patrizia Pete e tiro fuori gli stivali di gomma che ho comprato da Office. Sono neri con delle rosa fucsia che sciaguratamente riprendono il fucsia del vestito, va bè, d'altronde è la cosa più strana che ho. Decido di sdrammatizzare il tutto con un copri-spalle bianco, che chiudo davanti al petto con una delle mie spille, direi questa si, blu! Completo il tutto con qualche collana e bracciale presa a caso dalla cesta. Il tempo stringe e a Robert Plant non può aspettare! Pete si alza, si avvicina mi bacia e mi sussurra "you look amazing...". Mi congratulo con me stessa dentro di me. In tre secondi Pete si veste e siamo per uscire, ma arrivati alla porta devo risolvere un altro grande dilemma: indossare il piumino (capo che usiamo soltanto noi italiani e che ti rende immediatamente riconoscibile) oppure quel fantastico poncho rosa chiaro di lana di Denny Rose (che di solito indosso di primavera)? Fuori fa freddo e minaccia di piovere, certo il piumino è avvolgente, però in metro non fa poi così freddo e dentro la Brixton Academy durante il concerto farà addirittura caldo! Decisa afferro il poncho e mi concedo la sciarpa di lana grigia.
Apro la porta, e mentre richiudo a chiave un evento gelido entra da sotto il poncho e si intrufola nel mio vestitino. Un brivido si diffonde per tutto il mio corpo, penso "ma cosa sto facendo?" poi guardo Pete, penso a Londra, a Robert Plant e alla serata che ci aspetta.
Chiudo la porta convinta e ci incamminiamo verso la metro.
Paleness
Non credo di aver mai visto un corpo maschile così pallido. Si ok, ne ho visti in abbondanza nei film, nei video dei miei gruppi musicali, su NME, ma dal vero fa tutto un altro effetto. Pete ha la pelle bianca, ma veramente bianca e nel suo petto non c’è un pelo che sia uno.
Distesi sul letto, metto il mio braccio accanto al suo e sorrido nel vedere come la mia pelle leggermente olivastra contrasta cola sua bianca e glabra. Guardo il suo corpo: è molto alto, grandi mani e grandi piedi, infonde sicurezza. Il viso è ovale, pieno, ma gli elementi non si fondono bene tra loro: gli occhi neri e piccoli, forse troppo piccoli per un viso così esteso e per un naso che definirei importante. La bocca fine e rossa, incredibilmente rossa, forse la parte migliore. I capelli. Parliamo dei capelli perché sono la prima cosa che avevo notato quella sera al Purple Onion club. Classico taglio indie spettinato, un ciuffo un po’ più lungo che cade spesso davanti al viso e che lui con gesto naturale si sposta indietro, per tornare puntualmente davanti.
Con quel semplice gesto mi aveva letteralmente conquistata.
Descritto così non sembra un gran chè, ma vi assicuro che in quel momento della mia vita era l’uomo più bello della terra, il ragazzo dei miei sogni. Un inglese, un vero inglese british, pallido, e soprattutto musicista! Con pete sono arrivata al massimo della mia capacità accalappiatrice, per due semplici motivi:
Pete è un musicista: Dio solo lo sa quanto appeal ha questa categoria! Più degli attori e più dei calciatori, la concorrenza in questa categoria è agguerrita. I musicisti, brutti, belli alti o bassi, famosi o sconosciuti, beccano sempre. Forse perché ci sono ragazze che girano sempre intorno, oppure perché sul palco ognuno vive quei sui 15 minuti di celebrità che rendono tutti più belli.
Pete è inglese: conquistare un musicista è niente in confronto che fare colpo su un very british 100%, sopratutto per noi italiane. Le nostre mamme ci hanno insegnato che devono essere gli uomini a fre sempre il primo passo, e le nostre tecniche epr farci notare sono del tutto inutili: Sguardi maliziosi? Nada perché loro non ti vedono e se lo fanno è solo dopo la terza o quarta pinta. Mi offri una sigaretta? Pazzia! In Inghilterra un pacchetto da 10 di Marlboro Gold costa 5 sterline. Farsi offrire da bere? È sottointeso però che il secondo giro lo paghi tu. Noi italiane siamo viziate e troppo abituate addirittura a fuggire agli uomini, che a volte sono un po’ troppo insistenti. Gli inglesi no, non filtrano, non ti vedono, non ti parlano. Finchè sono sobri non c’è niente da fare, poi tutta cambia, ma questa è un'altra storia.
Pensavo a tutto questo e ad altro ancora, questo mentre guardavo adorante il mio ragazzo musicista inglese. Si è alzato dal letto e si è seduto sul divanetto, della mia camera in affitto a Landbroke Grove, nella zona ovest di londra. Mentre mi vesto, tiene in mano la mia guida sulla Grand Bretagna in italiano. Non conosce minimamente la mia lingua, ma gli inglesi, si sa, devono sempre leggere qualcosa. Abbiamo appena fatto l'amore per la prima volta e io sono ancora un po’ scossa. Lui, tornato dal bagno con i capelli ancora bagnati e con indosso soli i boxer e la t-shirt, mi sorride, si siede sul divanetto incrociando le gambe bianche e inizia a sfogliare la mia guida Lonely Planet.
Come posso non adorarlo?
martedì 15 febbraio 2011
The Haight
Passeggiare per le strade di The Haight, qualsiasi giorno a qualsiasi ora è un esperienza tra il surreale e il mistico. I negozi di vestiti usati si susseguono uno dietro l'altro e non puoi fare altro che entrare e perderti tra tra capi di abbigliamento improbabili, ma che non ci pensi due volte a acquistare per sfoggiare alla prossima festa. La mia amica Jessamyn mi stava introducendo al quartiere, ai locali e ai negozi migliori. Camminavo come rapita tra quelle strade, ipnotizzata dalle persone e dalle vetrine, quando le note di una canzone familiare iniziano a distinguersi tra la folla. Le note si fanno strada nella mia mente è sono proprio loro, i 'Children of the revolution'!! Dio quanto adoro quella canzone dei T-rex. L'ho amata dal primo momento che l'ho ascoltata, grazie al Film 'Billy Elliot'. Credo di averlo visto almeno 20 volte e tutte e 20 le volte ho pianto nella scena finale, quando il padre e il fratello di Billy vanno a Londra per vederlo ballare.
Devo entrare in quel negozio, sento di esserne attratta come una calamita
'That's Amoeba' mi dice, 'You should have a look' Jess è una cantante e quando si tratta di musica non si tira certo indietro. Entriamo in preda all'estasi e usciamo circa due ore dopo. Ho comprato 2 CD dei T-Rex, di cui un live rarissimo (me lo ha giurato il commesso), l'ultimo cd dei Kings of Leon, Regina Spektor, Wilco, un live dei Dave Matthews Band (in teoria doveva essere un doppio Cd, ma ho scoperto solo a casa che ce nè è solo uno, vabbè), Al Green, un Greatest Hits dei Maniacs Street Preachers di cui ignoravo l'esistenza e il primo cd degli Artic Monkeys (appena uscito in Inghilterra, ma non in Italia. Io lo avevo già scaricato, ma non posso non acquistarlo, anche solo perché il pezzo principale si chiama "Fake tales of San Francisco"). Oltre all'enorme quantità di CD (solo con quelli ho superato di gran lunga il mio budget giornaliero), il commesso e i suoi occhi blu mi hanno convinto a prendere anche delle nuove cuffie per l'Ipod. Devo fare un lungo viaggio di ritorno e possono sempre tornare utili no? Andy, così si chiama il commesso, si è sentito il colpa per avermi fatto spendere troppo e ha promesso che mi porterà a fare colazione e mi svelerà i segreti più profondi di the Haight. Jes mi trascina via, stasera c'è il suo concerto al Purple Onion e dobbiamo trovare qualcosa da indossare.
Devo entrare in quel negozio, sento di esserne attratta come una calamita
'That's Amoeba' mi dice, 'You should have a look' Jess è una cantante e quando si tratta di musica non si tira certo indietro. Entriamo in preda all'estasi e usciamo circa due ore dopo. Ho comprato 2 CD dei T-Rex, di cui un live rarissimo (me lo ha giurato il commesso), l'ultimo cd dei Kings of Leon, Regina Spektor, Wilco, un live dei Dave Matthews Band (in teoria doveva essere un doppio Cd, ma ho scoperto solo a casa che ce nè è solo uno, vabbè), Al Green, un Greatest Hits dei Maniacs Street Preachers di cui ignoravo l'esistenza e il primo cd degli Artic Monkeys (appena uscito in Inghilterra, ma non in Italia. Io lo avevo già scaricato, ma non posso non acquistarlo, anche solo perché il pezzo principale si chiama "Fake tales of San Francisco"). Oltre all'enorme quantità di CD (solo con quelli ho superato di gran lunga il mio budget giornaliero), il commesso e i suoi occhi blu mi hanno convinto a prendere anche delle nuove cuffie per l'Ipod. Devo fare un lungo viaggio di ritorno e possono sempre tornare utili no? Andy, così si chiama il commesso, si è sentito il colpa per avermi fatto spendere troppo e ha promesso che mi porterà a fare colazione e mi svelerà i segreti più profondi di the Haight. Jes mi trascina via, stasera c'è il suo concerto al Purple Onion e dobbiamo trovare qualcosa da indossare.
giovedì 10 febbraio 2011
Oh that city!
San Francisco, un estate di un certo anno, non troppo lontano in realtà perchè le sensazioni sono ancora vive dentro tutte le persone che c'erano. San Francisco è la città dove ognuno dovrebbe andare prima dei trent'anni, prima di capire ormai si è troppo cresciuti per perdere la testa e quando ancora si ha quella leggerezza d'animo per vivere la propria avventura. San Frnacisco è il posto dei sogni, della musica a tutte le ore, dei falò sulla spiaggia, tutti vicini, vicinissimi al fuoco perchè, ebbene si, a San Fracisco fa freddo. Ti rendi conto che il clima non è quello tipico californiano appena arrivi all'aereoporto e realizzi che i vestitini a fiori e quel fantastico costume che hai comprato a sconto non potrai mai metterlo.
Quando arrivano le giornate di sole però è una festa. I parchi si riempiono di gente svestita, di musica, di vita e di arte. In ogni angolo è possibile trovare gente che balla, le porte delle case sono aperte e un via vai continuo le affolla. In questa città tutti sembrano più belli, nessuno è uguale e non esistono mode. Ognuno ha la sua, unica, inimitabile.
A San Francisco tutto può succedere, anche che due persone del tutto estranee, una sera qualunque si incontrino, si lascino e poi casualmente si rincontrino ancora e, malgrado le distanze, per un certo periodo non riescano a lasciarsi più.
Quando arrivano le giornate di sole però è una festa. I parchi si riempiono di gente svestita, di musica, di vita e di arte. In ogni angolo è possibile trovare gente che balla, le porte delle case sono aperte e un via vai continuo le affolla. In questa città tutti sembrano più belli, nessuno è uguale e non esistono mode. Ognuno ha la sua, unica, inimitabile.
A San Francisco tutto può succedere, anche che due persone del tutto estranee, una sera qualunque si incontrino, si lascino e poi casualmente si rincontrino ancora e, malgrado le distanze, per un certo periodo non riescano a lasciarsi più.
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