martedì 19 luglio 2011

Quick bite to eat

Le mie più nere previsioni non solo si erano realizzate, ma erano anche peggio.

Nel locale dove eravamo state a fare aperitivo, avevamo conosciuto 3 ragazzi e Jessica non aveva esitato a invitarli al Bottom of the Hill per il concerto. Fin qui tutto bene, eravamo in perfetto orario, fino a che uno di loro dice: "Perché prima non passiamo dal barbeque di un mio amico nella Mission prima di andare?" Non avevo fatto in tempo a guardare Jessica con aria implorante, che lei si era già precipitata dentro il loro pick-up, nel posto centrale, seduta in mezzo ai due surfisti o dio solo sa cosa facessero per avere quel fisico pazzesco. Già sapevo che sarebbe stato impossibile tirarla fuori di li, in effetti avrei potuto mettermi a piangere, o fingere un malore improvviso, ma lei adorava quelle situazioni. Non ho mai conosciuto una persona così capace di attirare gli uomini come lei, riusciva a contagiare tutti con quel sorriso smagliante e malizioso, i capelli rossi a caduta libera sopra gli occhi... "C'on, andiamo!"
L'ho guardata con aria di sfida accendendo una sigaretta, siamo a San Francisco qui nessuno fuma e i surfisti mi guardavano come se stessi mangiando un avanzo di burrito raccolto nella spazzatura.
'I'm sorry, I'm not coming with you'
Il surfista ancora non si era ripreso dal mio gesto inconsulto di fumare e accartocciandosi su Jessica, cercava di farmi un pò di posto nel retro del pick-up.

'Jessica can you hear me? Io non vengo e nemmeno tu, dobbiamo andare al concerto stasera'
'Si ma sono solo le 8, dai abbiamo tempo, facciamo un salto al barbeque e poi andiamo, ci portano loro in macchina' mi dice con tutta calma
Non l 'ho mai odiata come in quel momento, sapeva quanto ci tenevo a quella serata e adesso non potevo nemmeno fare una scenata davanti a quei cavolo di surfisti.

Rassegnata cerco di entrare nel cantuccio accanto al finestrino che mi era stato riservato nel pick-up... "this is a non smoker car" mi dice il biondino con un sorrisetto di sufficienza. Ti pareva nemmeno la sigaretta.

Ripenso dopo anni a quel momento, al sapore di quella sigaretta nervosa, al sorrisetto di quel biondino niente male. La mia unica preoccupazione in quel momento era: devo arrivare al bottom of the Hill in tempo. Non mi facevo domande del tipo: chi sono questi ragazzi? dove ci portano con questa macchina sgangherata? sarà pericoloso fidarsi, dopotutto sono tre ragazzi ben piazzati e non siamo due ragazzine, un pò svampite, con la testa tra le nuvole e forse quache bicchiere di troppo che scorre nel sangue... Eppure.
Eppure tutto è andato bene quella volta. I tre surfisti magari speravano in qualcosa di più di un passaggio in macchina, ma dopotutto erano gentili.

Questi pensieri responsabili mi toccano solo adesso che sono cresciuta e mai e poi mai mi avrebbero sfiorato quella sera...

sabato 16 luglio 2011

San Francisco Chronicle today!

Hey mr. pete, I was a the MOMA yesterday, I tried to find your coffee shop,
but I missed it! I just want wish you good luck for the big show on friday
night! i ll try to be there
bye for now




Elena,
It would be great to have your support there tonight, as it's my last show and all, and i'd also like to give you a copy of my album, for being a big fan! Thanks for the emails, they're most thoughtful, I wish we can stay in contact with each other, and hang out before you leave! Should be doing less work next week.

So the show tonight is at 17th St. & Misouri. It's called 'Bottom of the Hill', and there's a picture of me in the San Francisco Chronicle today! Woohoo! If you can't make it do give us a line and we can catch up soon! my no. is 41.207.000



Oh my God, non ci potevo credere! Non solo ci teneva che andassi al suo concerto ma mi aveva anche chiesto di uscire... bè non erà proprio così esplicito, ma non credo che ci siano altri significati in inglese per la frase I wish we can stay in contact with each other, and hang out before you leave!

Inutile dire che mi ero subito precipitata all'edicola vicino casa per comprare il San Francisco Chronicle.. . Dopo un buon quarto d'ora ero riuscita a trovare il trafiletto che avevano dedicato a Pete nella pagina eventi. C'era una suo foto in bianco e nero, con la stessa chitarra che avevo gli avevo visto abbracciare al Purple Onion. Il concerto sarebbe cominciato alle 9.30, Jess era impegnata e ci avrebbe raggiunto più tardi, Io sarei andata con Jessica. Prima saremmo andate a fare un quick bite to eat in un altro locale e poi ci saremmo dirette al Bottom of the Hill. Il fatto che questo locale si trovava non proprio vicinissimo al BotH mi preoccupava non poco e Jessica bè, non diciamo che è una persona che si fa prendere molto dal momento. Io ero nervosa e per questo le avevo detto che il concerto sarebbe cominciato alle 9.  Era da una settimana ormai che non pensavo che a questa sera e dopo la mail di Pete non stavo più nella pelle.
Alle 9 e mezza sarei stata sotto quel cavolo di palco con una birra ghiacciata in mano e niente al mondo mi avrebbe fermato.


Listening:
I Want you - Kings of Leon

TransAmerica

Anche se non ero mai passata per il Financial District, sapevo abbastanza bene come raggiungerlo.
Il 'Financial Distict' è una zona molto limitata, schiacciata da North Beach, Chinatown, South of Market e la baia. Il mio punto di riferimento per la Bay area era Columbus Avenue, dove si trovava il Purple Onion. L'avrei percorsa tutta fino alla 1st & Mission St, l'unico riferimento che mi aveva dato Mr. Pete sulla sua email.
Camminavo decisa, scoprendo però dalla mappa che 1st & Mission St era una delle vie più lunghe di San Francisco... Praticamente attraversava tutto il Financial District fino alla Baia e lui non mi aveva scritto nè un civico nè un qualsiasi riferimento. Sapevo solo che era un bar molto piccolo e che era non era facile vederlo. Sarebbe stato aperto dalle 9am alle 5 pm. Erano le 2 e mezzo faceva caldissimo e avevo due ore piene per trovarlo..
Pensavo dentro di me che in una zona così delimitata e piena di banche, non avrei certo faticato a trovare un bar. Le speranze si sono accese ancora di più quando ho iniziato a percorrere la 1st &Mission. Era sabato, le banche erano chiuse e la strada quasi deserta. Il caldo era soffocante e la prima ore è volata via senza un niente di fatto. Camminavo con passo svelto, la baia era ancora lontana e di piccoli bar nemmeno l'ombra. Ne avevo visto solo una per il momento, gestito da due ragazzi messicani e più che altro preparava burritos. Ho sperato molto in un altro che era chiuso, ma non era un little bar. Aveva una hall enorme e sembrava anche molto costoso, non poteva essere quello.
Innumerevoli bar e ristoranti dopo, ho avuto l'illuminazione.... Pete mi aveva scritto la sua mail alle 6 di sera circa, da un computer della biblioteca pubblica! Bingo! Probabilmente era appena uscito da lavoro e era andato nell'internet point della biblioteca. Tra pochi passi avrei trovato la sede della Golden Gate University, il bar sarebbe stato lì! ne ero certa, veramente certa!
Nella misera mezz'ora che mi rimaneva avevo individuato circa una quindicina di bar, quasi tutti chiusi. Era sabato, l 'università era chiusa e di conseguenza lo erano molti bar. Alle 5 e mezza stavo ancora vagando. Ne avevo individuati almeno due che corrispondevano alla descrizioni di Pete, piccoli e abbastanza nascosti. Ho guardato dentro in cerca di non so che cosa. Mi sono concentrata sugli unici tre aperti, ma senza successo. Hanno chiuso regolarmente alle 5 e nessun bel ragazzo inglese con i capelli indie e spettinati ero uscito dalla porta.

Alle sei di sera ormai ero distrutta, sudata e mi facevano male i piedi. Mi sono incamminata lentamente fino alla fine della maledetta via 1st & Mission trovandovi alle fine un grazioso parco proprio di fronte alla baia. Li mi sono accasciata, scolandomi prima un'intera bottiglia d'acqua.
Mi sentivo abbattuta, ma non mi sarei arresa mai. fissavo il cielo e la mia fantasia vagava. Pensavo a come avrei voluto che fosse stato il pomeriggio... dopo aver trovato il bar, lui mi avrebbe offerto un capuccino e mentre aspettavo la fine del suo turno seduta a un tavolino, lui mi guardava sorridendo. Poi mi avrebbe portato nel suo posto preferito di San Francisco, con una vista meravigliosa sulla baia e li avremmo bevuto Budwiser, fumato parlato e tante altre cose che non vi voglio raccontare...





Il Transamerica visto da Chinatown

Ripenso a me seduta di fronte alla baia. Sono passati anni e si, adesso mi sembra stupido andare in giro per una città che credi di conoscere, in cerca un bar di cui non sai neppure il nome, per fare una sorpresa a un ragazzo che hai appena conosciuto.
Dopo anni ho realizzato che forse non mi aveva dato troppe informazioni sul posto dove lavorava proprio perché NON VOLEVA improvvisate da un'italiana pazza...
Eppure in quei giorni, tutto mi sembrava giusto e lecito perché l 'amore non poteva aspettare.
 Adesso ho trent'anni e so che è importante aspettare il momento giusto e se le cose non succedono c'è un perché... ma questo, mentre camminavo imperterrita per il Financial District, ancora non lo sapevo.
In quei giorni a San Francisco, l'amore doveva essere subito. Ogni secondo che passavo ferma mi sembrava una perdita di tempo e io volevo quelle sensazioni.. Che sensazioni? Non lo sapevo esattamente, sapevo solo che sarebbero state belle, che mi avrebbero fatto sognare e le volevo più di ogni altra cosa al mondo.
Non potevo aspettare che il destino prendesse una decisione per me.