domenica 20 marzo 2011

It's about time



mmmm mmmm mmmm

It's about time... it's about time...
IIt's about time
You sing me a song of thanks cos it's about time
If I'd known you were coming I'd have baked a cake oh no
but that just wont do

Sing me a song of thanks and it'll be making love when we do
cause don't you know I like me best when I'm around you

don't know but sing me a song of thanks
cause it's about time you tapped me on my love and hear me when I sing to you
Dance me onto the moon only because you want and not because I told you to
But sing me a song of thanks cause its about time
It's about time...

Ascoltavo emozionata la voce di Jess, commossa perchè sentivo che in quel momento stava cantando per me, per celebrare la nsotra amicizia e le nostre vite, i viaggi che faremo e il presente magico a San Francisco. Jess canta, e quel ragazzo inglese per un momento sparisce dalla mia mente. So che è li a sedede al tavolo accanto al mio, sento la sua presenza, ma questo momento è solo per noi, per il nostro tempo insieme, per la nostra energia invicibile, per la nostr spensieratezza, che ci porta ad essere ovunque, con tutte noi stesse.

It's about time.




Listening also:
the blank tapes - it's so hard to let go

martedì 15 marzo 2011

Live@thePurpleOnion

Finiamo il nostro giro per The Haight che sono le 5 passate, la nostra giornata a spasso per queste meravigliose vie è passata velocissima e ci dobbiamo assolutamente preparare per il concerto di stasera. Sono riuscita a far comprare a Jess un vestito nero, appena sopra il ginocchio, abbastanza elegante. Lei ha accettato di indossarlo solo a patto di poterci aggiungere qualcosa di colorato, un fiore, una rosa e solo se io, che invece vesto sempre di scuro, avessi indossato qualcosa di verametne shocking'. Io l'avrei fatto, avrei indossato un capo di sua scelta, ma solo con la mia gonna lunga nera. Prima del concerto mi deve anche tagliare i capelli. Voglio essere una nuova persona, posso essere la persona che voglio! è il mio viaggio e la mia grande estate!
A casa incontriamo Jessica, la coinquilina di Jess e ci iniziamo a rpeparare tutte e tre insieme, cantando a squarciagola 'You sexy motherfucker' di Prince e 'Soft' dei Kings of Leon. Siamo pronte, bellissime, giovani e pronte per la serata che ci aspetta. Dividiamo 2 burriti in tre prima di arrivare a Little Italy, dove si trova il Purple Onion. La Columbus Avenue in quel tratto è inspiegabilmente buia e l'insegna del locale quasi invisibile. Jess però riconosce subito Jeremy, il suo chitarrista, che ci indica l'entrata del locale. Jeremy viene dall'Oregon e faccio non poca fatica a capire cosa dice, è curioso e mi chiede un sacco di cose, ma io riesco a capire poco più della metà dei suoi discorsi. Il suo obiettivo è farmi cambiare pronuncia, perchè a suo avviso è troppo british. Ridiamo e scherziamo mentre scendiamo le ripidissime scale del Purple Onion. Finalmente siamo arrivati, il locale è ancora mezzo vuoto, solo i tecnici del suono si avvicendano sul palco per fare i sound check alle band che suonerannno. Mentre mi guardo intorno per ammirare questo bellissimo locale, piccolo ma caldo, con i tavoli e le sedie in legno, Jeremy ordina da bere per tutti.
Io fisso il palco, abbastanza grande e decorato da grande cartellone con scritto 'The Purple Onion' in viola, su uno sfondo rosso acceso, che sembra li da sempre. Ricordo tutto così bene, perchè mentre stavo per andare a sedermi al nostro tavolo, il mio sguardo si ferma sul chitarrista che stava facendo il sound check in quel momento. Un ragazzo alto, di cui non riuscivo a scrogere inteametne il viso, perchè i capelli lo coprivano per metà. Indossava dei jeans neri, una camicia dal colore abbastanza indefinito e un'imporbabile giacca di velluto marrone. Era seduto su uno di quei sgabelli alti, abbracciato alla sua chitarra, piena di scritte, ricordi credo, che non riuscivo a decifrare da quella distanza. Sorseggiva una pinta di birra da due labbra fini e rosse e, mentre accennava qualche nota dalla sua chitarra, parlava e rideva con un altro ragazzo, forse l'altro membro della band. Forse... in realtà non so niente di cosa sia successo in quel momento. Per qualche secondo le luci si sono spente intorno a noi e tutto si è fermato. Non ero più a San Francisco, non ero al Purple Onion... Eravamo io e lui in una stanza buia e solo le nostre figure erano illuminate.

'Elena come over here, we have one of the front table'
La voce squillante di Jes mi riporta alla realtà, stingo la mia pinta ghiacciata e raggiungo gli amici al tavolo. Sono scossa, rido con loro ma non riesco a togliere gli occhi da quel ragazzo.
'Who is that guy?' chiedo sottovoce a Jess
appoggia la birra sul tavolo e sorridendomi mi dice'Oh, that's the Pete ana Guy show, there are playing before my show. The guy on tte left is Pete, the guitarist'
'I see' dico cercando di non guardarlo troppo a lungo. Credo si stia accorgendo di qualcosa. Era un sorriso o cosa quello? Ferma ELena, ferma. Sei qui per JEss, con i tuoi amici e..
'By the way, he's british'
Il sorso di birra mi si ferma in gola e inizio a tossire a più non posso. Sento l'amaro della birra sulla lingua e sul palato e i miei occhi lacrimare.
Jeremy mi porge subito un bicciere d'acqua.
'What's up'?
'It's ok guys, dont worry, Im ok'
Ma il pub è mezzo vuoto e tutti mi stanno guardando come se mi stessi per sentire male.
'You know, when someone start to cought like that, it means that someone else is cursing you'
Dico per sdramamtizzare
'You, superstitious italian dudes'
Allarme rientrato, figuraccia sventata, ma Jess ha capito e adesso mi guarda maliziosa.

lunedì 14 marzo 2011

Oh Andy

Dimenticavo di dire che Andy in realtà non era un bravo commesso, carino si, ma niente di speciale. Mentre ero persa tra la sezione 'Bands 60-70s' lui si avvicina, sbircia il cd di Bob Dylan che sto guardando e mi dice "Questo pezzo l'ho suonato con il mio gruppo" è la canzone 'Oh Sister' , uno dei pezzi più tristi e malinconici della storia della musica . Alla parola Band sono già totalmente innamorata, non capisco più niente e bé ecco come ha fatto a convincermi a comprare tutti quei cd. Da quando ho memoria sono pazza per i musicisti, specialmente se trasandati ma non troppo, con i capelli spettinati, i jeans stinti e le scarpe da ginnastica strausate. Se poi son anglofoni e nella fattispecie inglesi, allora siete sicuri di avermi perso. Dopo soli tre giorni dal mio arrivo a San Francisco mi ero resa conto che le strade, i locali perfino i negozi di questa città erano un luogo di perdizione e di tentazione continua.

domenica 13 marzo 2011

Good night little flower

Arriviamo a casa che sono le due passate. La mia casetta a Londra non è un granché, è scomoda, fredda, incredibilmente cara, con la moquette attira-polvere dappertutto (per fortuna bagno escluso) e quei maledetti rubinetti del lavandino divisi in due, grazie ai quali o ti ustioni o congeli. A meno che la temperatura non andasse a - 10, la mia padrona di casa non teneva mai il termosifone acceso, ma confronto al gelo che avevo patito quella sera, la mia camera sembrava il posto più accogliente e caldo della terra. Quando mi sono tolta quegli stupidi stivali fiorellosi e mi sono infilata le mie pantofole pelose (e molto poco sexy, purtroppo) mi è sembrato di toccare il cielo con un dito.
Ok momento di imbarazzo: adesso che si fa? Lui è ancora vestito, seduto davanti a me. Io sento il sangue che sta scorrendo nuovamente caldo nelle vene e gli sorrido
'Its freezing' sussurro, cercando di fare un sorriso malizioso, anche se avvolta nel mio piumino con le pecorelle che mi ha mandato mia mamma, non so che effetto fa.
'Unfortunately, that's the only weather we have'
'Not really, it is my faul, I should had wear my coat and not that stupid poncho.. I just wanted to be cool for the concert'
'I think you are cool'
Apro velocemente il braccio per invitarlo a dividere il piumone con me. Lui mi vorrebbe suonare qualcosa, ma purtroppo i miei coinquilini stanno dormendo e dobbiamo fare piano... molto piano....
Sono quasi le cinque di mattina. Lui sa dormendo accanto a me, le sue braccia bianche intorno alle mie. Non ci credo che siamo qui, sorrido e mentre mi addormento mi sembra di essere Bebe Buell seduta sull'amplificatore nel backstage di un concerto degli Aereosmith, che guarda il suo Tyler, sapendo che lui sta cantando solo per lei. Oppure Anita Pallenberg che gira il mondo abbracciata al suo Keith, bevendo birra e raccontandosi storie tutta la notte, oppure Marianne Faithfull che entra ed esce dai pub di Londra con il suo Mick, oppure Kate Moss a Glastonbury con Pete Doherty. Va bè, non sarà proprio una modella di grido, però ho il mio musicista inglese, l'ho trovato e l'ho inseguito, l 'ho voluto così tanto che alla fine mi sembrava di conoscerlo da sempre, da molto, molto prima di quella sera al Purple Onion....

Listening:
Down in Albion - The BabyShambles



venerdì 11 marzo 2011

Wind of Brixton

Robert Plan ci regale le ultime note, saluta il pubblico in delirio squotendo all'impazzata la sua folta chioma. La Brixton Academy si svuota lentamente... La musica ci ha fatto conoscere, quella storica serata al Purple Onion e la musica continua a legarci. Sorseggiando l'ennesima birra discutiamo di Jimmy Page e delle sue follie. Parliamo di Jim Morrison e decidiamo quali sono le nostre canzoni preferite dei Doors. La mia sicuramente 'Alabama song' mentre la sua è 'Strange Days'. Essendo un musicista, mi spiega i dettagli, mi nomina le chiatarre più famose e i suoi riff preferiti. Gli spiego io ho una teoria personale, che spiega perchè i migliori musicisti degli ultimi 50 anni vengono dall'Inghilterra e i motivi sono principalmente tre:
motivo numero 1: il tempo. In Inghilterra non fa più freddo di altri posti in Europa, ma il tempo è uggioso e quella pioggerellina irritante e il grigiore, non invoglia a uscire. Le persone tendono a stare molto in casa e quindi hanno più tempo per coltivare le loro passioni.
Motivo numero 2: I ragazzi inglesi sono chiusi, molto più dei cinesi o dei giapponesi, non si esprimono, non parlano e non ti considerano almeno che non siano ubriachi. La musica è un modo alternativo e sicuramente migliore dell'alcool per sfogare i propri sentimenti.
Motivo numero 3 (avevo detto 2? bè c'è anche un terzo) Gli Inglesi non sono tuttofare come gli italiani che bene o male cercano di arrangiarsi un pò in tutto. Gli inglesi si dedicano anima e corpo a quello che fanno e diventano i migliori nel loro campo. Non so se è l'effetto della birra (appunto) ma Pete ride come un pazzo ascoltando il mio serio discorso di psicosociologia inglese.
"I'm not joking"

Il concerto ormai è finito da più di un ora, così continuando a parlare ci avviamo verso l'uscita. L'aurea magica che si era creata, si interrompe bruscamente appena usciamo dal venue: un vento gelido mi assale. Lo guardo continuare a parlare e ridere, ma io non riesco a pensare ad altro che ai miei piedi, che stanno lentamente diventando due pezzi di ghiaccio. Stringo le spalle e cerco di sfruttare ogni millimetro disponibile di questo stupido poncho.
'Walking down here I can understand what inspired the Clash'
Parliamo dei Clash e di come hanno cambiato per sempre la storia della musica Punk. Pete intuisce che ho freddo, ma certo non si può immaginare che sto letteralmente congelando. Risaliamo lentamente Brixton Road per raggiungere la metro. Mai tragitto mi è sembrato più lungo. Eppure amavo passeggiare con lui per le strade deserte di Brixton, sentendomelo accanto, alto, le sue braccia forti e le sue dita leggermente rovinate. Avrei camminato per ore accanto a lui... Etciù! un mio starnuto irrompe nella nostra conversazione, sento il naso che mi inizia a gocciolare. Ti prego non rovinare tutto, giuro che non mi metterò più il poncho ne questo stupido vestitino, ma non mi fare venire la febbre proprio adesso.....

Listening: Stairway to heaven - Led Zeppelin
You're Lost Little Girl - The Doors
Guns of Brixton - The Clash

mercoledì 9 marzo 2011

Paddington Station II

Il binario 9 si sta lentamente svuotando e del mio inglese neanche l'ombra. Vedo qualche figura che si avvicina da lontano, ma sono dei tipi in giacca, cravatta e ventiquattr'ore, non può essere lui. Non posso aver sbagliato treno, ho controllato circa 15 volte il binario sul pannello. Non può essermi sfuggito, perché ho fatto lo screening a tutti i ragazzi che mi sembravano anche solo vagamente somiglianti.
Sento che mi sta per mancare il fiato, come al solito penso subito al peggio e sento quel sentimento di delusione misto a disperazione che parte dalle stomaco per dilagare come un fiume in piena, verso le gambe rendendole insensibile a ogni stimolo, verso la testa rendendola incapace di pensare in modo logico e razionale. Mi guardo intorno, ma non vedo niente. Guardo fissa il treno, per controllare che sia veramente quello giusto.
Il cellulare mi riporta alla realtà. Lo cerco affannosamente dentro la borsa, lo afferro e rispondo urlando "Pronto!"
"Hello Elena it's Peter, where are you?"
"Oh well hi, me? Oh me, I am on platform 9, I was waiting here"
"I'm in front of platform 9 to, near by Marks 'n' Spencer corner"
"Og great, stay there I'm coming"
Sento la tensione uscire dal mio corpo all'improvviso, il fuoco calmarsi, la mente tornare lucida e il cuore acquistare nuovamente il suo battito regolare.
Alzo la testa, mi dirigo verso il corner e lui è li proprio davanti a me. Avrei voluto fissare quell'attimo e lasciarlo li, godermelo tutto fino in fondo.
Se ne stava in piedi, alto con i suoi capelli indie spettinati e le guance arrossate esattamente come quando l'ho conosciuto. Un vecchio zaino sulle spalle, la custodia della sua chitarra appoggiata a terra, e in mano un mazzolino di rose.
Paddington station in quel momento è diventato il luogo più bello della terra, il posto dove tutto può succedere, dove le persone lontane miles away finalmente si incontrano e senza troppi indugi, si avvicinano, si sorridano e si baciano, sulle labbra, perché in fondo era quello che aspettavano da troppo tempo.

Listening:
Bowin' in the wind - Bob Dylan

Paddington Station I

Paddington station, treno delle 18:30 da Birmingham. Per la paura di fare tardi sono partita mooolto prima e allen 17:30 sono già all'inizio del binario. Un'ora può essere lunga, veramente lunga se ti separa dell'uomo dei tuoi sogni che no hai mai praticamente incontro. Prendo una hot chocolate da Costa, vago senza meta dentro Boots e WHSmith. Sono ancora le 17:51. Entro prima da Paperchase e poi da Accessorize, comprare qualcosa magari mi calmerà i nervi, ma tutti quei gingilli colorati mi fanno venire il mal di testa. Esco e finalmente sono le 18:05, quindi mancano solo 25 minuti. Inizio a iperventilare, mi tremano le mani e mi accanisco sull'unghia dell'indice. Cosa dirò? Devo abbracciarlo appena lo vedo? due baci sula guancia? O mio dio gli inglesi non fanno questa cose. Certo però stringersi la mano mi sembra un pò ridicolo... Idea! aspetterò che faccia lui la prima mossa. Fisso lo schermo delle partenze, mentre penso a tutto questo e sono già le 18 e 15.
Sto ufficialmente perdendo la testa, ho la gola secca, vorrei bere ma non lo faccio perchè poi mi potrebbe scappare e se vado in bagno poi rischio di non essere al binario quando arriva il treno. Blocco la sete masticando un Orbit. Lo butto, accendo una sigaretta, la spengo, mangio un altro Orbit. Sono le 18 e 20 e mi piazzo all'inizio del binario, nel centro. Fisso il binario vuoto, mentre da lontano appare un piccola luce: è il treno che sta arrivando.
Da San Francisco, a Londra, passando per Birmingham e Firenze, cosi tanti miles away, così tanta attesa, aspettative enormi... adesso i miles sono sempre meno, vedo il treno avvicinarsi sempre di più e il mio sogno diventare realtà.

domenica 6 marzo 2011

My love is miles away

I hear your far-away voice on the telephone line Tell me what you think, we`ll tear it apart. La Brixton Academy risuona queste note. Nella versione originale questo pezzo è tremendamente anni 80', ma qua dentro basta chiudere gli occhi, cercare di perdere il senso del tempo e sembra quasi di sentir suonare i Led Zeppelin. Guardo la folla, tante persone sono molto più grandi di noi, 40-50 anni che i Led li hanno visti davvero in quegli anni, e sono tornati per rivivere ancora una volta quelle emozioni. Gli inglesi adorano la musica più di ogni altra cosa al mondo. Penso che non vedrai mai i miei genitori a un concerto di Robert Plan o di Paul MCcartney, mentre qui si. è normale confondersi tra i giovani, solo per ascoltare della buona musica.
Guardo il mio ragazzo inglese cantare insieme alla folla, con la sua camicia a quadri scozzese bianca a blu. Sorseggiamo birra mentre il testo di questa canzone mi riporta alle lunghe telefonate che ci tenevano attaccati per ore prima del nostro incontro. Eravamo ancora due estranei, lontani l'uno dall'altro troppo chilometri o miles o whatever... ma la sua voce mi sembrava già così familiare, profonda e coinvolgente, il suo accento meraviglioso, il suo sforzo per parlare lentamente ammirevole (gli inglesi no lo fanno mai di solito) e la mia mente già vagava imperterrita e senza freno, immaginandosi il nostro primo incontro...

Listening:
Love Song - Syd Barrett

sabato 5 marzo 2011

Breakfast



Robert Plant

Bene, lui è li sul divanetto che aspetta che io sia pronta per uscire. Superato l'imbarazzo iniziale stasera dobbiamo affrontare la nostra prima uscita seria. Visto che entrambi adoriamo la musica, abbiamo deciso di andare a un concerto insieme. Lui mi aspetta paziente sul divanetto, ma io devo decidere cosa mettermi. Ho messo in un angolo i miei vestiti Benetton, Stafanel Lui Jo e prima che arrivasse sono andata a Brick Lane a cercare qualcosa. Dopo ore estenuati, passando tra le bancarelle e i negozi vintage ho trovato questo vestitino. E' verde scuro con dei piccoli pois verdi chiari, intorno alla vita c'è una finta cintura attaccata fucsia, che si chiude dietro con un piccolo fiocco. LA tentazione di abbinarlo con i miei bellissimi leggins verdi scuri e gli stivali neri è enorme, ma non devo. Non devo vestirmi come un italiana, dove tutti i capi devo essere obbligatoriamente abbinati. No cavolo, sono a Londra, con il mio ragazzo inglese che si è portato solo un cambio di vestiti per 3 giorni, stiamo andando a un concerto, che diavolo. A Londra nessuna nota come ti vesti, nessuno ti guarda se due colori non stanno bene insieme, quindi basta ho deciso di OSARE!!
Pete mi sorride ancora "Did you say something?" "Oh no, really, I was just... thinking"
Tiro fuori convinta un paio di leggings viola acceso e me li infilo con disinvoltura, poi indosso il vestito....fantastico! Le scarpe ecco, metto via i miei bellissimi stivale di Patrizia Pete e tiro fuori gli stivali di gomma che ho comprato da Office. Sono neri con delle rosa fucsia che sciaguratamente riprendono il fucsia del vestito, va bè, d'altronde è la cosa più strana che ho. Decido di sdrammatizzare il tutto con un copri-spalle bianco, che chiudo davanti al petto con una delle mie spille, direi questa si, blu! Completo il tutto con qualche collana e bracciale presa a caso dalla cesta. Il tempo stringe e a Robert Plant non può aspettare! Pete si alza, si avvicina mi bacia e mi sussurra "you look amazing...". Mi congratulo con me stessa dentro di me. In tre secondi Pete si veste e siamo per uscire, ma arrivati alla porta devo risolvere un altro grande dilemma: indossare il piumino (capo che usiamo soltanto noi italiani e che ti rende immediatamente riconoscibile) oppure quel fantastico poncho rosa chiaro di lana di Denny Rose (che di solito indosso di primavera)? Fuori fa freddo e minaccia di piovere, certo il piumino è avvolgente, però in metro non fa poi così freddo e dentro la Brixton Academy durante il concerto farà addirittura caldo! Decisa afferro il poncho e mi concedo la sciarpa di lana grigia.
Apro la porta, e mentre richiudo a chiave un evento gelido entra da sotto il poncho e si intrufola nel mio vestitino. Un brivido si diffonde per tutto il mio corpo, penso "ma cosa sto facendo?" poi guardo Pete, penso a Londra, a Robert Plant e alla serata che ci aspetta.
Chiudo la porta convinta e ci incamminiamo verso la metro.


Paleness

Non credo di aver mai visto un corpo maschile così pallido. Si ok, ne ho visti in abbondanza nei film, nei video dei miei gruppi musicali, su NME, ma dal vero fa tutto un altro effetto. Pete ha la pelle bianca, ma veramente bianca e nel suo petto non c’è un pelo che sia uno. 
Distesi sul letto, metto il mio braccio accanto al suo e sorrido nel vedere come la mia pelle leggermente olivastra contrasta cola sua bianca e glabra. Guardo il suo corpo: è molto alto, grandi mani e grandi piedi, infonde sicurezza. Il viso è ovale, pieno, ma gli elementi non si fondono bene tra loro: gli occhi neri e piccoli, forse troppo piccoli per un viso così esteso e per un naso che definirei importante. La bocca fine e rossa, incredibilmente rossa, forse la parte migliore. I capelli. Parliamo dei capelli perché sono la prima cosa che avevo notato quella sera al Purple Onion club. Classico taglio indie spettinato, un ciuffo un po’ più lungo che cade spesso davanti al viso e che lui con gesto naturale si sposta indietro, per tornare puntualmente davanti.
Con quel semplice gesto mi aveva letteralmente conquistata.
Descritto così non sembra un gran chè, ma vi assicuro che in quel momento della mia vita era l’uomo più bello della terra, il ragazzo dei miei sogni. Un inglese, un vero inglese british, pallido, e soprattutto musicista! Con pete sono arrivata al massimo della mia capacità accalappiatrice, per due semplici motivi:
Pete è un musicista: Dio solo lo sa quanto appeal ha questa categoria! Più degli attori e più dei calciatori, la concorrenza in questa categoria è agguerrita. I musicisti, brutti, belli alti o bassi, famosi o sconosciuti, beccano sempre. Forse perché ci sono ragazze che girano sempre intorno, oppure perché sul palco ognuno vive quei sui 15 minuti di celebrità che rendono tutti più belli.
Pete è inglese: conquistare un musicista è niente in confronto che fare colpo su un very british 100%, sopratutto per noi italiane. Le nostre mamme ci hanno insegnato che devono essere gli uomini a fre sempre il primo passo, e le nostre tecniche epr farci notare sono del tutto inutili:   Sguardi maliziosi? Nada perché loro non ti vedono e se lo fanno è solo dopo la terza o quarta pinta. Mi offri una sigaretta? Pazzia! In Inghilterra un pacchetto da 10 di Marlboro Gold costa 5 sterline. Farsi offrire da bere? È sottointeso però che il secondo giro lo paghi tu. Noi italiane siamo viziate e troppo abituate addirittura a fuggire agli uomini, che a volte sono un po’ troppo insistenti. Gli inglesi no, non filtrano, non ti vedono, non ti parlano. Finchè sono sobri non c’è niente da fare, poi tutta cambia, ma questa è un'altra storia.
Pensavo a tutto questo e ad altro ancora, questo mentre guardavo adorante il mio ragazzo musicista inglese. Si è alzato dal letto e si è seduto sul divanetto, della mia camera in affitto a Landbroke Grove, nella zona ovest di londra. Mentre mi vesto, tiene in mano la mia guida sulla Grand Bretagna in italiano. Non conosce minimamente la mia lingua, ma gli inglesi, si sa, devono sempre leggere qualcosa. Abbiamo appena fatto l'amore per la prima volta e io sono ancora un po’ scossa. Lui, tornato dal bagno con i capelli ancora bagnati e con indosso soli i boxer e la t-shirt, mi sorride, si siede sul divanetto incrociando le gambe bianche e inizia a sfogliare la mia guida Lonely Planet.
Come posso non adorarlo?