lunedì 19 marzo 2012

hurry up and wait

Scendo al 22 e seguo religiosamente le indicazioni che mi aveva dato il ragazzo della sigaretta, che unite a quelle dell'autista del 22 mi portano diretta di fronte al BoTH. Mi cedono le gambe e quasi non ci credo.. La prima L di "hill" va a intermittenza, a ricordate che questo non è un semplice locale, ma un testimone della storia della musica. Un luogo di culto,  che da decenni ospita band e musicisti diventati poi delle celebrità.
Non c'è molta gente davanti all'ingresso e questo mi preoccupa,  il concerto sarà già cominciato e non riuscirò mai a farmi vedere da Pete prima che salga sul palco. Quasi correndo arrivo all'ingresso, dove un cassiere svogliato e con la sigaretta nascosta sotto il cassetto mi chiede i 9 dollari necessari per entrare. Gli porgo uno dei miei ultimi 5 pezzi da dieci, afferro il biglietto e solo una volta dentro mi rendo conto di non aver rpeso il mio dollaro di resto. Non importa, adesso non importa più niente, sono dentro. Sono al Bottom of the Hill.
Il locale è grande, spazioso,  tremedamente buio, la musica alta ma non assordante. Una cinquantina di persone sono ammassate intorno al bar, lasciando il vuoto tra me e il palco, anch'esso vuoto. Un tecnico del suono sta armeggiando sul palco, mi avvicino. Lo chiamo ripetutamente, ma le grosse cuffie che indossa forse gli impediscono di sentire.
Dopo ripetuti segnali, si accorge di me e si avvicina lentamente. Dal basso del palco vedo uscire dalla penombra  un  ragazzo non troppo alto, con le mani piccole, abituate a lavori manuali, che stringono una serie di cavi colorati. Ha la barba incolta, i lunghi dread  disordinati, legati con un elastico. Le cuffie giganti incorniciano un viso simpatico. Si inginocchia per raggiungermi, ancora assorto dai suoi fili colorati e senza guardami.
"Pete D. ha già suonato?"
"Excuse me?"
Gli faccio segno di togliersi le cuffie
"il concerto.... scusa.. Pete D. ha già suonato?"
Si mette a ridere, come avessi detto la cosa più stupida al mondo.
"Scherzi? Non  possiamo cominciare,  non vedi? c'è  poca gente ancora"
"Ma...io... a che ora iniziaerà?"
"No idea" mi dice allargando le braccia e scuotendo la testa,
"get yourself a drink" si rinfila le cuffie e sprofonda nuovamente nella penombra del palco.
Mi volto fissando il bar e la sala ancora mezza vuota. Penso a tutte le corse che avevo fatto quella sera per arrivare in tempo, a Jessica rimansta sola con i surfisti al bbq, al mio prezioso dollaro dimenticato all'ingresso. Che stupida.
Mi erano rimasti pochi soldi, però in quel momento avevo bisogno di una bella birra, fresca, alcolica, gassata, che mi avrebbe fatto dimenticare per un attimo quanto mi ero resa ridicola e anche il mio stomaco che brontolava.


Listening: just shuffling Regina Spektor





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