Scesa dal famigerato autobus 22, Il Bottom of the Hill mi si para davanti all'improvviso. La scritta blu scintillante quasi mi acceca e io non posso credere di essere veramente arrivata. Mi avvicino decisa alla fila di persone ammassata davanti alla minuscola entrata, ma è troppo tardi e io non posso aspettare.
Decido di tentare la sorte e chiedo se il mio nome è nella lista degli amici delle band di stasera.
"I have Elena, Jessamyn and Jessica here for Mr. Pete Duggan"
"Yes, yes its me! I'm Elena, my two friends will arrive later" dico decisa. Non vedo cambiamenti nel suo volto, ma come per magia sgancia la catenella, l'ultimo ostacolo che mi separa dal B.o.T.H. Faccio un respiro profondo e sono dentro. Questa sarà la mia serata.
Jessamyn non è ancora arrivata, Jessica forse non arriverà quindi decido di farmi strada tra la gente e conquistarmi un posto davanti al palco. Voglio che lui mi veda, che sappia che sono qui. L'atmosfera è fantastica e finalmente riesco a rilassarmi, una band sta suonando sul palco e io sono qui! Sono arrivata in tempo e tra poco lo rivedrò suonare sul palco.
A un certo punto qualcuno mi tocca la spalla, porgendomi una birra ghiacciata in un bicchiere di plastica targato B.o.T.H
"Jessamyn sei arrivata finalme.." non è Jessamyn e nemmeno Jessica. Il tempo suppongo si sia fermato, ancora una volta come quella sera al Purple Onion. Lo guardo con il suo bel sorriso, la maglietta nera mai stirata e i capelli.. bè.. ormai sapete tutto del suo taglio di capelli.
La musica è alta e non si sente bene, si avvicina porgendomi la birra
"You made it"
Ci avviciniamo per parlare, fino a che la sua bocca è vicina, così vicina alla mia guancia, che ne posso sentire il calore.
"Yes I did.. I love this place"
"Si è un posto magico, e non posso credere che il mio ultimo concerto è proprio qui"
"sei pronto? Sono venuti proprio tutti a sentirti, ho visto Guy laggiù"
"si non vedo l'ora, è una grande serata"
Allunga la mano fino a raggiungere la tasca dei suoi Jeans. Nel fare questo gesto si avvicina ancora di più a me... è la prima volta che siamo così vicini... poi si allontana leggermente e mi porge una copia del suo CD.
"Come ti avevo promesso questo è per te. Spero di piaccia e comunque molte di queste canzoni le sentirai anche stasera" guardo il CD come fosse un anello da mille carati, come fosse la cosa più preziosa della mia vita.
"In Gold We Trust... hai.. hai fatto tu il disegno?" è ovvio che non è un disegno, ma non posso restare ammutolita, devo dire qualcosa.
"In realtà è una foto che ho fatto le prime settimane che ero qui. Stavo passeggiando lungo l'Embarcadero, era una sera non troppo fredda e senza nebbia, strano no?"
"Si è molto strano, pensa che nella valigia avevo messo solo costumi e magliette, e chi si aspettava che a San Francisco facesse questo freddo?"
"Devo andare a prepararmi, ti vedrò dopo?"
"Si, mi vedrai, dopo" dico tremando, singhiozzando, urlando... stringendo il cd forte tra le mani
"Im happy you made it, Elena"
"Im glad to be here"
Un ultimo sguardo, lo vedo sparire tra la folla per vederlo riapparire dopo pochi minuti sul palco del Bottom of the Hill.
L'atmosfera era densa, il pavimento leggermente appiccicoso dalle birre rovesciate per terra, le luci della città brillavano là fuori, ma io era qua dentro, persa tra i miei sogni che, ne ero convinta, tra poco sarebbero diventati realtà. Avevo immaginato mille versioni di quel momento, ma questa era in assoluto la mia preferita-
Sull'autobus 22 molti sedili erano liberi, ma io me ne stavo in piedi, aggrappata alla presa come se un tornado improvviso potesse portarmi via di li e scaraventarmi nella periferia più lontana di San Francisco.
Avevo chiesto all'autista di aiutarmi e dirmi quando saremo arrivati alla mia fermata, con la stessa aria implorante che avevo usato già troppe volte quella sera.
Ogni volta che l'autobus rallentava esultavo, ma poi era l'ennesimo semaforo rosso e allora mi agitavo, il cuore batteva, mi mangiavo le unghie e non smettevo di guardare fuori dal finestrino la mia San Francisco.
San Francisco... ogni volta che nomino il suo nome non penso alla città, alla baia, alle sue salite e poi discese. Non penso a una foto paticolare, perchè prima vengono le emozioni. Crescono da dentro e inondano tutta la mia testa, mi trasmettono calore, benessere e sopratutto tenerezza. Tenerezza per quella ragazzina che rivedo aggrappata all'autobus 22 , che cercava di capire tutto quello che dicevano i suoi amici americani, per non perdersi niente, nemmeno una parola.
Quella ragazzina per cui il futuro più lontanto era domani e per cui la cosa importante era vivere i suoi sogni, subito.
Quella ragazzina dovrebbe essere ancora dentro ogni trentenne.
"You're my Waterloo" - The Libertines
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